Duro, inaspettato, perfino feroce, di certo stridente per quel che è stata la sua storia sportiva: l’attacco di Pep Guardiola al Barcellona arriva al termine dell’ultima conferenza stampa prima della partenza del Bayern Monaco da Riva del Garda, ed è destinato a scatenare un discreto vespaio lungo la direttrice Spagna-Germania. Sorprendono i toni, stupiscono i contenuti: tirare in mezzo alla polemica Tito Vilanova, amico di lunga data, e la sua malattia, non è proprio fedele allo stile elegante e cortese dell’hidalgo catalano.

Me ne sono andato a 6mila chilometri di distanza e ho chiesto al direttivo del Barcellona di lasciarmi in pace. Non lo hanno fatto. Non hanno mantenuto la loro parola. Quest’anno sono successe cose che hanno superato la mia linea di sopportazione: il Barcellona ha cercato di utilizzare la malattia di Tito Vilanova contro di me. E questa è una cosa che non potrò mai dimenticare”.

Fondamentalmente, in Catalogna avevano accusato Guardiola di non essere andato a trovare Tito Vilanova, quando quest’ultimo si trovava a New York (dove aveva vissuto anche Pep) per curare la sua malattia. Tentativi di mettere zizzania tra due vecchi amici che si sono fatti più insistenti quando si era sparsa la voce di un inserimento del Bayern Monaco nella corsa a Neymar. Anche su questo punto, la replica di Guardiola è secca:

Tre anni fa ero stato incaricato dal presidente Rosell di contattare Neymar per vedere se ci fossero chance di portarlo a Barcellona. Quando sono diventato allenatore del Bayern Monaco ho telefonato al giocatore, per sapere se le sue volontà fossero cambiate. C’è stata una riunione con suo padre a New York e dopo cinque minuti era chiaro a tutti che il suo desiderio era quello di andare al Barcellona. Ho parlato in tutto tre volte con Neymar e in quelle tre volte gli ho ripetuto che faceva benissimo a firmare per il Barcellona. E mai è uscito il nome di Vilanova”.