Trovare il giusto equipaggiamento è essenziale nel baseball. Molteplici sono le differenze che coinvolgono il guanto, in base al ruolo ricoperto in campo.

LA STORIA – Pedina degli allora Cincinnati Red Stockings, Doug Allison, subito un infortunio alla mano sinistra, lo introduce dal 1870 come protezione. 15 anni dopo Charlie Waitt dona guanti colorati in pelle ai St. Louis Cardinals pur con l’iniziale ostracismo di parecchi giocatori, che chiamano “sissy” (femminucce) coloro disponibili a indossarli. La definitiva accettazione avviene comunque poco più avanti grazie pure ad Albert Spalding, prima base assai celebre che ne diviene promotore. Le modifiche man mano intervengono quale l’integrazione di uno strato in pelle con le dita tagliate e un rinforzo in tessuto intorno al palmo, correzione che dona praticità. Siamo al 1920 quando Bill Doak, lanciatore dei St. Louis Cardinals, vede accolta la sua proposta di inserire tra il dito medio e il pollice la sacca interdigitale, una rete utile ad afferrare facilmente la palla. Questa rimane sostanzialmente l’ultima significativa aggiunta sino all’epoca moderna.

LA CLASSIFICAZIONE - La suddivisione dei guanti avviene in cinque gruppi. Il primo è quello del ricevitore, progettato per limitare danni alla mano con numerose imbottiture extra lungo tutto il perimetro della punta delle dita. La circonferenza media è di circa 60 cm. Intorno ai 45 quello della prima base, molto meno imbottito e destinato a ricevere ottimamente i lanci degli interni (40 cm) nelle azioni difensive, provvisti di una sacca digitale a forma di griglia, ideale a prendere le palle battute che rimbalzano sul terreno. La variante data agli esterni (42 cm) favorisce il gioco “al volo”, costituita da un unico strato continuo di pelle, e infine nel caso dei lanciatori (30 cm) la sacca interdigitale è chiusa così da impedire al battitore di vedere la palla precedentemente alla fase di lancio.