Tanta sofferenza, in silenzio, nei momenti di massima tensione. Ma anche gioia, sempre contenuta, quando al traguardo arriva il tuo corridore e sgranocchia ancora un po’ di vantaggio sul diretto inseguitore. Perché in fin dei conto il Giro d’Italia è fatto di emozioni, acqua, pioggia, sole, urla, salite, discese. E poi di nuovo, tutto da capo.

Vivere tutto questo da dentro un’ammiraglia (per di più della formazione della maglia rosa…) è qualcosa di unico: siamo saliti a bordo dell’auto della Tinkoff-Saxo, la formazione di Alberto Contador attuale leader del Giro d’Italia, per la tappa da Imola a Vicenza. A bordo con Bruno Cenghialta, uno di quelli che ha fatto del ciclismo una ragione di vita: “Dietro ad una corsa ci sono tante cose da preparare – ci dice – strategia, tattica e molto altro”.

Ogni corridore ha tre paia di calzini, fa una colazione abbondante con tanto di pasta al seguito (“tanto saltano il pranzo”, apostrofa Cenghialta), decide una propria strategia ma sempre stando agli ordini di “scuderia”. Perché se è vero che nel ciclismo, di norma, c’è solo un nome che finisce sull’albo d’oro, è anche vero che dietro c’è un lavoro d’equipe.

La preparazione, la sera prima, ha ritmi blandi: una cena che non appesantisce troppo (Contador va a dormire addirittura alle 21.30), gli atleti che tornano preso in camera e i tecnici che, invece, rimangono un po’ più tardi. C’è anche chi si ferma a guardare la finale di Coppa Italia di calcio, l’atmosfera è leggera.

Al mattino dopo, però, concentrazione massima: riunione sul pullman, si decide come agire. Poi piccolo bagno di folla una volta scesi, per selfie, autografi e quant’altro: “Avete delle borracce?” chiedono i ragazzi entusiasti di poter vedere il loro campione: “No, mi spiace”, la risposta. Anche perché se solo avessero detto di sì ad uno, probabilmente ne avrebbero dovute consegnare almeno 100…

Si segue la tappa via radio, in silenzio: primo tragitto noioso, niente di che; poi si sale d’intensità con le prime salite, la prima pioggia, i primi problemi. La calma regna sovrana, anche perché avere in mano un’ammiraglia significa spesso fare il pelo ai ciclisti, alle altre vetture e alle moto.

Alla fine Contador guadagna su Fabio Aru e sono tutti felici. Io ringrazio tutti, soprattutto Citroen che ci ha dato l’opportunità di salire a bordo della Tinkoff: un onore poter vedere la grande professionalità di queste persone, un onere cercare di trasmettere quel che ho provato. Difficile farlo a parole, meglio viverla sulla propria pelle: a quando la prossima corsa?