Premessa: il Giro resta unico per la partecipazione della gente, straordinaria dai primi tempi duri del secondo dopo Guerra; perché ci fa scoprire paesaggi magari poco noti di una Nazione comunque ricca di bellezze e perché, nell’ultimo caso specifico, ha portato in dono all’Italia il campione del futuro per le corse a tappe del ciclismo, oltretutto sardo, piuttosto inedito per quella terra, Fabio Aru.

Detto questo, e tenendo anche conto che la vittoria ha premiato il più forte senza discussioni e il super favorito della vigilia, il colombiano Nairo Quintana, solo 24enne, non è stato un Giro d’Italia eccezionale, ci permettiamo di aggiungere. In tre settimane, momenti memorabili ce ne sono stati pochi, sicuramente meno di quelli da dimenticare: dalla protesta sul bagnato a Bari alla rotonda che ha spaccato il gruppo a Montecassino, dal pasticcio sotto la neve nella discesa dello Stelvio allo spintone del tifoso che ha fermato Bongiorno sullo Zoncolan. Tanti sfregi.

Quintana ha vinto il giro con un’azione in discesa, ci sarebbe comunque riuscito eventualmente tra la salita della Val Martello e lo Zoncolan, ma di fatto è andata così. C’è però la Giovane Italia, che lancia segnali incoraggianti per il futuro: per un ciclismo come il nostro, in difficoltà nonostante Nibali, non poteva esserci ricostitutente migliore di Aru, già entrato nel cuore della gente, così come Battaglin e Ulissi, speranze per le classiche che verranno.

Però non vorremmo che il Giro adesso soffrisse della sindrome patita per anni dalla Vuelta, quando era collocata poche settimane prima della Corsa Rosa: l’assenza dei principali attori protagonisti sulle strade del Tour. Perché la domanda resta: ok Quintana, che quest’anno non gareggerà nella Grand Boucle, ma dove sono i vari Froome, Wiggins, Mollema, Nibali, Gesink, Valverde, Sagan, Cancellara, Porte, Cavendish?

Il Team Bardiani, con tre tappe, merita il voto più alto tra le squadre, così come Bouhanni tra gli sprinter; bravo Pozzovivo, rimandato Maijka, nuove scoperte Kelderman (soprattutto) e Rolland, bocciati, ma più che altro dagli anni che passano, Evans, Basso e Cunego. La classe del ’90 sta prendendo il sopravvento. Inevitabile.

LA PRIMA MAGLIA ROSA 

LA SECONDA TAPPA

LA TERZA TAPPA

LA QUARTA TAPPA

LA QUINTA TAPPA

LA SESTA TAPPA

LA SETTIMA TAPPA

LA OTTAVA TAPPA

LA NONA TAPPA

LA CRONO DI URAN!

L’IMPRESA DI FABIO ARU

NAIRO QUINTANA IPOTECA IL GIRO

LA CRONOSCOLATA FINALE

L’ULTIMA FATICA

CLASSIFICA GENERALE

1.Nairo Quintana ;

2. Rigoberto Uran Uran 3’07”;

3. Fabio Aru 4’04” ;

4. Pierre Rolland 5’46”;

5. Domenico Pozzovivo 6’41”