ALTOPIANO DEL MONTASIO (Pordenone) – Qualche collega sussurra: il Giro, quando parte dal Sud, regala emozioni e spettacolo doppie, fin dalle prime tappe. E sostanzialmente è vero, anche se simili circostanze si sono verificate, in passato, non solo nell’Italia Meridionale. La Corsa Rosa, si sa, è ben diversa dal Tour per la conformazione del Bel Paese stesso, ma non solo: per il fatto che si corre a maggio e quindi è possibile trovare ancora tormente di neve in alta quota (vedi il Bondone nel ’56, il Gavia nel 1988, ma non solo), pioggia, vento e soprattutto freddo, anche se magari si viaggia, magari nei primi sette giorni appunto, a una media inferiore rispetto alla Grand Boucle. E gli Appenini in Francia non ci sono. Certo, è dalla Milano-Sanremo che i corridori trovano pioggia, neve, freddo…

La variabile impazzita (e gradita, per quanto ci ha fatto vedere) del Giro 2013 si chiama pioggia e ha mandato in tilt Bradley Wiggins, colui che all’inizio della seconda settimana di gara avrebbe dovuto trovarsi nettamente in testa alla classifica, dopo la crono di 54,8km con arrivo a Saltara. Avrebbe. Perché sono state sottovalutate troppe variabili, che a breve analizzeremo.

Intanto, questa la classifica aggiornata a martedì 14 maggio, prima della tappa difficile e un po’ sconociuta odierna, che parte da Cordenons e arriva all’Altopiano del Montasio:

1) Nibali         (ITA)     in 34h19’31”

2) Evans        (AUS)                    a 29”

3) Gesink       (OLA)                a 1’15”

4) Wiggins     (GBR)                a 1’16”

5) Scarponi    (ITA)                  a 1’24”

11) Hesjedal  (CAN)               a 3’11”

La lotta sembra dunque essere ristretta a cinque corradori, divisi al massimo da 1’24”, quattro dei quali hanno già conquistato almeno una grande corsa a tappe (Nibali, Vuelta 2010, Evans, Tour 2011, Wiggins Tour 2012, Scarponi Giro 2011, dopo la squalifica di Contador).

Le considerazioni sulla prima settimana: intanto, Nibali (nella foto InfoPhoto) è stato il padrone della corsa, finora. Alla vigilia si è parlato tanto, giustamente, del suo possibile/probabile duello con Wiggins, ma bisognava farlo, forse, ricordando che tra tutti gli aspiranti alla Maglia Rosa 2013, il corridore siciliano è quello con più podi nelle tre grandi corse a tappe (quattro, tra Giro, Vuelta e Tour) e l’unico a esserci salito ovunque… Ogni anno, dal 2009, migliora i suoi piazzamenti e non può essere un caso. “Esco bene da questa prima settimana, con tappe nervose. Sette giorni duri, incattiviti dal clima“, dice il leader della classifica.

Cadel Evans, trascurato dai pronostici, sta onorando la corsa come un vero leader. E’ partito male nella cronosquadre, si è rialzato in pochi giorni andando a cercare e a prendersi secondi ovunque, pianura, discesa, salita, pioggia, sole, anche con gli sprint per gli abbuoni (vedi tappa con arrivo a Marina di Ascea, dov’è finito secondo dietro Paolini). Difatti indossa la maglia Rossa (una volta era ciclamino), essendo il leader della classifica a punti. A oggi, sembra l’avversario più pericoloso, anche perché, storicamente, è l’uomo della terza settimana.

Fuori dai giochi, tra i “big” pronosticati alla vigilia, sembra esserci l’ultima maglia rosa, Rayder Esjedal: piantato nella crono, ingolfato sul colle di Fiesole, il canadese paga pesantemente un weekend di crisi o, più probabilmente, un malanno di stagione. Ma è ancora forse un po’ presto per fargli alzare bandiera bianca: “Le mie chance restano intatte, credetemi. Deciderà la salita e si comincia adesso“, le parole del canadese.

Un altro dimenticato che continua a viaggiare in prima classe è Michele Scarponi: lo davano per disperso già a Saltara, invece dopo la crono può rimpiangere e tanto i 50 secondi buttati via per una stupida caduta nella tappa del Cilento.

Nove tappe finora più che divertenti: dai due sprint vinti da Cavendish (meraviglioso soprattutto il secondo, a Margherita di Savoia), alla fuga in discesa di Paolini (tappa e maglia, al primo Giro, a 36 anni!) a Marina di Ascea, alla cronosquadre di Ischia, alla San Sepolcro-Firenze, ultima tappa finora, che avrebbe dovuto essere da fughe (e così è stato), ma che ha regalato ancora emozioni per i guai di Wiggins ed Hesjedal. Un Bradley mai visto così in difficoltà in discesa (e sul web già volano sfottò alla Fantozzi): ma è chiaro, semplicemente, che il britannico si è spaventato dopo le prime difficoltà (soprattutto nella tappa di Pescara) e adesso ogni volta che piove in discesa si irrigidisce, lo ammesso anche lui. Come se si fosse infiltrato un tarlo nella sua testa. Normalmente, non avrebbe tutti questi problemi in discesa, pur non essendo un Nibali o un Savoldelli.

Per quanto riguarda, infine, la crono di Saltara, probabilmente è stato sottovalutato, dagli addetti ai lavori, un fattore chiaro: non era una di quelle cronometro interamente piatte, che piacevano tanto a Miguel Indurain, per intenderci. No. Era divisa in tre sezioni, ben distine: la prima, fatta di curve, dove quindi la bici va rilanciata continuamente; la seconda, quella sì piatta; la terza, in salita, e neanche tanto facile. Per questo gli scalatori e i buoni discesisti si sono difesi bene. Ma attenzione: nel tratto in salita, il migliore è stato proprio Wiggins. Che ora dovrà attaccare, già; e perché non dovrebbe riuscire a farlo bene? In fondo, ha pur sempre vinto l’ultimo Tour de France, come non importa. “Sarà un inferno adesso“, ha dichiarato, come un grido di battaglia. “Il Giro è così, succede qualcosa ogni giorno. Lo sapevo. Un distacco di 1’16” al Tour può essere tanto, qui è nulla. Anche perché fisicamente sto bene“. Inoltre, il campione olimpico può contare sull’appoggio dei compagni di squadra Henao e Uran, che sono tra i primi 10 della generale.

Oggi, prima, vera tappa di montagna, la decima, da Cordenons all’Altip0ano del Montasio, 167km: la prima salita che si incontra, verso Cason di Lanza, ha un pendenza media del 10,6%, la più alta di tutto il Giro, con punte al 16%. Sull’erta finale, invece, si toccheranno anche tratti al 20%. Sono salite sconosciute, inedite. Per questo, ancora più spettacolari.