Lo spettacolo può talvolta sfociare nel dramma come il Giro d’Italia 1999, evento che ha distrutto la vita di Marco Pantani con ancora molti dubbi legati alla vicenda.

BIS QUASI SCONTATO – Giunto all’evento da campione in carica – trionfante durante la Vuelta a Murcia – il “Pirata” conferma le previsioni sul Gran Sasso, dove taglia per primo il traguardo e veste la maglia rosa. Contro ogni legge fisica la salita di Oropa, in cui, nonostante alla bici salti la catena, recupera 49 corridori e conquista la tappa in solitaria. Numero 1 pure sull’Alpe di Pampeago, l’imposizione a Madonna di Campiglio gli concede un vantaggio di 5,38’’ sul secondo in classifica generale Paolo Savodelli.

LE ANALISI – Il 5 giugno, quando mancano due tappe alla conclusione, i medici UCI riscontrano nel sangue una concentrazione di globuli rossi fuori norma. Tolto un punto percentuale al 52% di ematocrito, il valore resta superiore alla soglia-limite. Il controllo anti-doping dà esito negativo, ma in base ai regolamenti sportivi introdotti a tutela della salute viene disposta la sospensione per 15 giorni.

L’ADDIO ALLA CORSA - Data conferma ufficiale alle 10.12 con apposito comunicato, tre minuti dopo Enrico Zaina e Marco Velo annunciano che la Mercatone si ritira dalla competizione. Pantani esce dall’Hotel Touring intorno all’una: “Sono amareggiato, mi dispiace soprattutto per i tifosi. Si potrebbero dire tante cose, ma sarebbero soltanto parole in più. Se succedono cose del genere a me, che sono uno sportivo che ha dato tanto al ciclismo, c’è da riflettere. Ero già stato controllato due volte, avevo già la maglia rosa e il mio ematocrito era del 46 per cento. Ora invece mi sveglio con questa sorpresa: c’è qualcosa di strano”. Recatosi a Imola, effettua in un laboratorio accreditato dall’UCI altri due test, nei quali l’ematocrito risulta pari al 47,8 e al 48,1 per cento. Tutto ciò non ha alcuna rilevanza e inizia il calvario personale, che se lo porta via.