TRE CIME DI LAVAREDO (Belluno) – Ieri la bufera doping, oggi la bufera e basta. Di neve. Come se non fossero bastate quelle (di pioggia) dei giorni precedenti. E sotto la bufera ecco sbucare il campione consacrato, che era atteso a questi livelli, ma che oggi, sempre in maglia Rosa, ha voluto, giustamente pensiamo, ricordare a tutti perché ha vinto il Giro d’Italia 2013, il primo della sua carriera, nonostante i ritiri di Wiggins ed Hesjedal, l’annullamento di una tappa, la cancellazione, causa maltempo, di molte ascese mitiche, tra cui Stelvio e Gavia. Perché è, semplicemente, il più forte. Oggi. Il suo nome, ovviamente, è Vincenzo Nibali, siciliano di toscana, che ha spianato gli ultimi tre km della 20a e penultima tappa, la Silandro-Tre Cime di Lavredo, di 211km, senza più i passi Costalunga, San Pellegrino e Giau, inizialmente previsti, ma comunque resa durissima dalla pendenza della salita conclusiva e dalle condizioni atmosferiche, tremende.

Eccola lì, l’erta finale immersa nella nebbia, diventata Cima Coppi, quella delle Tre Cime di Lavaredo, pendenza media all’8,6%, con punte al 18%. Da Silandro, il paese di Nicole Gius, sciatrice azzurra quattro volte sul podio in Coppa del Mondo e quinta in slalom ai Mondiali 2009 della Val d’Isere, i corridori sono partiti con il sole, per poi trovare via via un tempo diverso, fino ad attaccare l’ultima salita, dopo il Passo Tre Croci, sotto una fitta nevicata, sempre più intensa. Vincenzo Nibali, che ora nel suo palmarés può vantare un Giro d’Italia e una Vuelta di Spagna, come solo Felice Gimondi (che ha vinto anche un Tour, nel 1965) e Giovanni Battaglin sono riusciti a fare in Italia, ha fatto lavorare bene la sua squadra, ha sofferto anche lui il freddo, soprattutto alle mani, ha lasciato andar via i fuggitivi di giornata, per poi piazzare una serie di allunghi vincenti a circa 3 km dalla vetta delle Tre Cime, i più duri, recuperando progressivamente gli attaccanti ormai allo stremo delle forze e lasciandosi alle spalle un terzetto di colombiani: Duarte, Rigoberto Uran, che fa un passo decisivo verso il secondo posto, e un eccezionale Carlos Betancur, più forte dei guai meccanici e maglia bianca di miglior giovane.

Il Giro 2013 era già vinto, così ha voluto mettere il punto esclamativo sulla sua corsa e su un’impresa epica. Fresco come una rosa, o quasi, dopo essersi cambiato Vincenzo Nibali ha voluto ringraziare la sua squadra, oggi davvero eroica: “Volevo lasciare un segno anche sulle Tre Cime. Con quello che è successo ieri, volevo fare vedere che io ci sono sempre. Grazie a tutte le persone che hanno aspettato qui tantissimo tempo per noi, qui nevica e l’organizzazione ha fatto di tutto per darci assistenza. Tanto affetto lungo la salita? Avevo paura che qualcuno scivolasse e potesse darmi fastidio. All’arrivo mi sono girato indietro per vedere l’ammiraglia e ringraziare i miei due direttori sportivi, Martinelli e Shefer. Poi c’erano anche i proprietari dell’Astana. L’ultimo pensiero è stato per mia moglie“.

Così il podio del Giro 2013,che terminerà domani con la passerella finale, per i velocisti, a Brescia:

1° Vincenzo Nibali (ITA)

2° Rigoberto Uran Uran (COL), a 4’43″

3° Cadel Evans (AUS) a 5’52”.

La tappa odierna ci ha riportato con la mente al 1988, alla tormenta che sorprese i ciclisti sulla salita del Gavia: tappa da Chiesa Val Malenco a Bormio. Al termine di una giornata eroica, forse la più dura di sempre per la Corsa Rosa (insieme al Bondone ’56), l’olandese Erik Breukink precedette di 7” l’americano Andrew Hampsten, che “spogliò” il povero Franco Chioccioli (si sarebbe rifatto alla grande dominando il Giro del 1991) della maglia Rosa, difesa poi fino alla fine. Ecco le immagini di quella giornata da tregenda, unita ad altre epiche nelle corse a tappe: