Ammettiamolo, la notizia era davvero invitante: un giocatore della Costa d’Avorio, Serey Die, che scoppia in un pianto disperato durante l’esecuzione dell’inno nazionale prima di una partita dei Mondiali perché, giusto un paio di ore prima di scendere in campo, aveva ricevuto comunicazione della morte del padre; e che, nonostante lo strazio, decide coraggiosamente di compiere il proprio dovere fino in fondo. Storia deamicisiana se ce n’è una, di quelle che piacciono trasversalmente a tutti e a tutte le latitudini, perché il topos romantico del guerriero che affronta la battaglia con la morte nel cuore non perde mai di fascino. Purtroppo, come spesso accade, la versione letteraria è superiore alla realtà. E la realtà è che questa storia è falsa.

Come ha rivelato lo stesso Die sul suo profilo Instagram, mentre la sua lacrimosa vicenda stava facendo il giro del mondo, suo padre è morto, sì, ma dieci anni fa. “Volevo solo dire a tutti che quanto si sta scrivendo è falso, mio padre è deceduto nel 2004 ed è stata solo l’emozione e l’orgoglio di poter rappresentare il mio paese che mi ha fatto piangere. Sono molto dispiaciuto per l’equivoco“, ha scritto Die, schiaffeggiando virtualmente la deontologia professionale della stampa di mezzo globo, colpevole di essersi fatta ingolosire senza prima aver verificato le fonti. Un errore grave, che ha peraltro privato il pubblico di un’altra storia, quella di un ragazzo di trent’anni, una carriera trascorsa alla periferia del calcio che conta, che arriva dove non aveva mai creduto di poter arrivare e per questo viene travolto dal momento. Una storia forse non migliore, ma senz’altro vera.

serey die

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