“Vinci il Tour”. “Ci provo”. Un dialogo telefonico (ammesso sia avvenuto veramente) scolpito  nella storia italiana. Si disse che servì ad evitare una Guerra Civile nel Bel Paese. Forse esagerato. Ma non del tutto fuori luogo. Da una parte della cornetta, il presidente del Consiglio italiano, De Gasperi, in quel torrido luglio del 1948, dopo l’attentato a Palmiro Togliatti, l’allora segretario del PCI, Partito Comunista Italiano; dall’altra, in Francia, un ciclista toscano con “quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita’, per dirla alla Paolo Conte, nato il 18 luglio del 1914, ovvero cent’anni fa: Gino Bartali. E Gino fu di parola, vinse due tappe consecutive, prese la maglia gialla, la portò fino a Parigi.

E sì, oggi compie cent’anni “Ginettaccio”, usiamo il presente tanto è come se fosse sempre con noi. Vent’anni sulle due ruote, un palmarés di tutto rispetto: tre Giri d’Italia (1936, 1937, 1946), due Tour de France (1938, 1948, a distanza di dieci anni come nessun’altro mai e chissà quanti ne avrebbe conquistati senza la Seconda Guerra Mondiale) e quattro Milano-Sanremo (1939, 1940, 1947, 1950). Purtroppo, mai un Mondiale. E poi la storia, quella umana, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Due volte vicino alla fucilazione, 800 cittadini ebrei salvati e una vittoria, quella del Tour del 1948 che, per molti, contribuì appunto ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti.

Su questo episodio fioccano le leggende, come la telefonata di Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti raccontata nell’incipit: “La situazione è delicata, devi vincere”. “Ci proverò” rispose lui, e ci riuscì. In cambio chiese di non pagare le tasse per un po’ di tempo. Se fu esaudito o meno, non è dato sapersi…

Nato il 18 luglio 1914 a Ponte a Ema (Fi), Bartali cominciò a correre a 17 anni e fino al 1940 fu il protagonista indiscusso del ciclismo italiano e non solo. Poi arrivò un ragazzo di Alessandria come suo gregario, si chiamava Fausto Coppi e iniziò una nuova vita sportiva, per entrambi. E una rivalità che apparentemente divise, in realtà unì l’Italia del secondo dopo Guerra. Due personaggi diversi, sui pedali e nel carattere. Cattolico e marito fedele il toscano, laico e amante della Dama bianca Coppi.  Avversari, ma mai nemici. Storica la fotografia durante la tappa del 4 luglio 1952 al Tour de France, tra Losanna e Alpe d’ Huez. I due sono vicini, una borraccia passa di mano. Entrambi dichiaravano di essere stati i benefattori. Alla fine con la maglia gialla a Parigi ci arrivò Coppi, che quella tappa la vinse, ma Bartali fino all’ultimo giorno, il 5 maggio 2000, continuò a dire che fu lui a dissetare il rivale, aggiungendo che “altrimenti non arrivava al traguardo”.