Uno dei protagonisti assoluti della semifinale di ritorno tra Real Madrid e Juventus al Bernabeu, Gigi Buffon, portiere saracinesca che ha salvato più volte il risultato mettendo al sicuro la qualificazione alla finale di Champions League mai più raggiunta dopo quella giocata all’Old Trafford nel 2003 contro il Milan di un certo Carlo Ancelotti (corsi e ricorsi storici), si è reso protagonista anche di un’autentica e impareggiabile trance agonistica ammonendo sistematicamente con urla e strilli la sua difesa (soprattutto Lichtsteiner) dopo ogni pericolosa sortita dei madridisti. Il portierone bianconero e della nazionale è riuscito a catartizzare il suo furor sportivo solo a match concluso, ai microfoni Mediaset, a chi gli ha ricordato il percorso pazzesco della Juve in 9 anni, dalla B della serie cadetta alla B di Berlino: “Sembrava uno scherzo del destino, invece è andata come auspicavamo“.

Dopodiché il capitano bianconero torna concentrato e già focalizzato sulla finale col Barcellona: “Non dobbiamo andare là a fare i turisti. È una partita che vale tantissimo. Esulto dentro, sono orgoglioso dei miei compagni e di tutto il lavoro che abbiamo fatto. Finali di Coppa non se ne giocano tante, quando si ha l’opportunità bisogna vincerle in ogni modo“. Questo il pensiero di Buffon che sintetizza in poche significative parole il credo del suo allenatore Massimiliano Allegri e di una squadra intera attenta a non cadere nell’errore di subire cali di tensione visto che il campionato si è già concluso con la vittoria del 31° scudetto (il quarto consecutivo per la Juve e il primo dell’era Allegri). Ci penserà l’altro importante impegno della Coppa Italia anticipata al 20 maggio a tenere sotto carica le batterie emotive della Juventus e poi dritti fino a Berlino.