Non è questo il luogo per ricordare, dell’Avvocato Gianni Agnelli (foto by InfoPhoto), di cui si celebra oggi il decennale della scomparsa, il ruolo complesso che ha rivestito all’interno della storia recente del nostro paese: lo faranno altri, con maggior competenza e profondità di quanto non sia in grado di fare io. La sua figura ha assunto, in vita e soprattutto quando questa è cessata, i contorni della leggenda; chiunque lo abbia conosciuto conserva sempre almeno un aneddoto da raccontare, perché un personaggio del genere non può passare senza aver graffiato la superficie di chi ha incontrato.

Non meno celebri e numerose sono le sue sentenze di uomo colto, raffinato, sarcastico e talvolta spietato. Eccone un compendio:

“Abbiamo preso Platini per un pezzo di pane, poi lui ci ha messo sopra il fois gras” 

“Maradona è sempre il migliore al mondo, ma uno come lui alla Juve non potrebbe proprio viverci” 

“Zeman è il nipote di Vycpalek, che noi abbiamo salvato dalla Cecoslovacchia comunista riportandolo in Italia. Quindi anche il nipote ci dovrebbe essere grato” 

“Lippi è il più bel prodotto di Viareggio dopo Stefania Sandrelli” 

“Le scorrettezze di Couto sono così solari, così facili e belle da fischiare, che se fossi un arbitro gli darei una medaglia” 

“Nei momenti difficili, c’è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, e questo è il motivo per cui la Juventus ha vinto anche oggi”

“Non prenderemo più piccoletti: dalla tribuna non si vedono” 

“Che vinca la Juventus o che vinca il migliore? Sono fortunato, spesso le due cose coincidono” 

“Se loro (l’Ajax, ndr) sono una squadra di pittori fiamminghi, noi saremo dei piemontesi tosti” 

“Roberto Baggio è il più grande giocatorino che abbia mai conosciuto” 

“(Baggio) prima della partita con il Messico sembrava un coniglio bagnato” 

“Berlusconi si è abbattuto sul calcio trasformandolo da sport di città a spettacolo televisivo. Il suo Milan lo paragonerei agli Harlem Globetrotters e lui al capo del Madison Square Garden. Ciò premesso, ho applaudito e invidiato il suo Milan” 

“Sono come Sacchi: le prove, gli allenamenti, mi intrigano più delle gare” 

“Buscetta è un tifoso della Juve? Se lo incontrate, ditegli che è l’unica cosa di cui non potrà pentirsi” 

“Da un grandissimo mascalzone si potrà sempre ricavare un santo; ma da una mezza cartuccia mai e poi mai un asso” 

“Chi vince sempre alla fine scoccia. Ma avrei gradito lo stesso”

Tuttavia, c’è una frase che meglio di qualunque altra potrebbe rappresentare la sua perfetta epigrafe: “Se la sudditanza è figlia dell’egemonia, e l’egemonia è la somma di potere e consenso, allora non me ne lamento”. Il cinico e autoconsapevole monarca borghese d’Italia, ma anche un uomo arguto, ironico ed elegantemente snob. Almeno da quest’ultimo punto di vista, non se ne può non sentire la mancanza.