In città se ne parlava da qualche giorno, ora non ne parla più nessuno per scaramanzia,  memori di delusioni vecchie e recenti, ma la notizia è praticamente ufficiale: Tommaso Ghirardi ha ceduto il Parma a una cordata russo-cipriota per una cifra di 7-8 milioni di euro, più la copertura dei debiti accumulati dal club nei sette anni della sua gestione e pari a circa 50 milioni di euro. Lo ha confermato lo stesso amministratore delegato Pietro Leonardi, confermando che l’avvocato Fabio Giordano, che ha curato la trattativa lato acquirenti, sarà il nuovo vicepresidente.

Ancora massimo riserbo sull’identità degli imprenditori che stanno dietro alla vaga nomenclatura di “cordata russo-cipriota”. Di certo si conosce solo il loro settore di riferimento, ovvero quello petrolifero. Eppure, da spifferi confidenziali sembra che almeno un nome sia noto, ed è un nome che conta: quello di Sulejman Kerimov, uno dei 150 uomini più ricchi del mondo, amico di Putin e di Abramovich, azionista di Gazprom e proprietario dell’Anzhi, personaggio già conosciuto nel panorama pallonaro italico per un suo antico interessamento all’acquisto della Roma, all’epoca della crisi dei Sensi, per aver strappato Samuel Eto’o all’Inter con il più ricco ingaggio della storia del calcio (20 milioni netti a stagione) e per aver provato a prendere il Bari la scorsa primavera. Uno che ha soldi veri (6,5 miliardi di euro di patrimonio personale, secondo Forbes), ma che tende a vivere di umori, come l’ascesa e il crollo immediato del suo Anzhi Makhachkala dimostrano.

Curiosamente, la vicenda di Tommaso Ghirardi (foto by InfoPhoto) al Parma era iniziata nel 2007 con l’esonero di Stefano Pioli, allora tecnico emiliano, ed è terminata dopo quasi otto anni con una sconfitta firmata Stefano Pioli, ora tecnico della Lazio. La situazione di classifica della squadra di Donadoni resta drammatica, due vittorie e sei punti in quattordici gare, e per sperare nella salvezza occorreranno investimenti significativi, anche se già il fatto di aver chiarito una situazione societaria caotica ormai dai sei mesi è già un passo importante. E così salgono a tre i club italiani di Serie A in mano a investitori stranieri (nelle serie inferiori contiamo anche il Bologna americano, il Venezia russo, il Pavia cinese e il Monza anglo-brasiliano). Sperando che il Parma finisca per assomigliare più alla Roma di Pallotta che all’Inter di Thohir, e ancor meno all’Anzhi di Kerimov.