Magari senza brillare, forse concedendo troppo, di certo senza rubare nulla, anzi: la Germania è campione del mondo per la quarta volta nella sua storia (qui la cronaca), dopo aver sconfitto l’Argentina di Messi grazie a una rete da fenomeno di Mario Gotze al 113′. Il trionfo del Maracanà arriva a 24 anni dall’ultimo titolo tedesco, conquistato nel 1990 in Italia. Ecco le pagelle del match per quanto riguarda la Mannschaft (qui quelle dell’Argentina):

NEUER 7: gli attaccanti argentini creano molto ma non centrano mai la porta, come se avessero paura di recare offesa a questo gigantesco nume biondo, simile a un riuscitissimo esperimento di eugenetica. E quando c’è bisogno di intervenire con un’uscita alta o bassa che sia, lui lo fa col solito mix di follia e onnipotenza. Il migliore al mondo è lui e non solo perché lo ha deciso la FIFA

LAHM 7: è l’unico degli esterni in campo che sa attaccare dal fondo, si propone con grande insistenza nel primo tempo, cala alla distanza. Ma il capitano non tradisce mai e può finalmente mettere le mani su quella coppa tanto inseguita

BOATENG 7.5: nel finale di prima frazione salva in prossimità della linea di porta su uno dei rari spunti di Messi, ma la sua importanza si vede soprattutto nella ripresa, quando con la sua velocità riesce a rintuzzare i velenosissimi contropiedi argentini. Tra i più positivi del fantastico mondiale tedesco

HUMMELS 6.5: la mentalità offensiva della Mannschaft lo espone a una miriade di 1 contro 1, potenziali ed effettivi, soprattutto contro Messi. Soffre molto nel primo tempo, in complesso regge il colpo, anche se nel supplementare liscia malamente un pallone che per sua fortuna Palacio sperpera

HOWEDES 6: primo tempo vissuto pericolosamente, con Lavezzi che lo fa a fette e lui che si vendica, firmando di testa (palo) la più grande occasione da rete della Germania prima del gol-partita. Poi nell’intervallo Sabella gli toglie il Pocho di torno e lui può tornare lentamente a galla

KRAMER ng: in campo al posto di Khedira, infortunatosi durante il riscaldamento, si schianta contro Garay ed è costretto a gettare la spugna dopo mezz’ora in evidente stato confusionale

(SCHURRLE 7: generoso quanto pasticcione, l’attaccante del Chelsea si conferma uno degli eroi per caso della spedizione tedesca in Sudamerica: dopo il gol all’Algeria e la doppietta al Brasile, ecco l’assist al bacio per il gol di Gotze)

KROOS 6: in avvio di gara, un suo folle retropassaggio di testa regala a Higuain la più clamorosa occasione del primo tempo: cosa che lo toglie emotivamente dalla partita, anche se non fa mancare il suo contributo in tutte le fasi del gioco

SCHWEINSTEIGER 8: metronomo in mezzo al campo e angelo custode quando c’è da coprire le non poche falle difensive, l’uomo che cavalca i maiali sceglie l’occasione più importante per ritagliarsi un posto d’onore nella lista dei migliori centrocampisti del decennio. La sua è una finale gladiatoria e nemmeno il cazzotto di Aguero lo estromette dalla pugna

OZIL 5: se non ci fosse stata la prodezza di Gotze e la Germania avesse perso la Coppa, avremmo preso tutti Mesut Ozil come paradigma di una generazione: bella, talvolta bellissima, ma con la tendenza all’eclissi nel momento decisivo. Non è andata così e Ozil è campione del mondo, ma le ragioni del trionfo non si nascondono certo nella sua prova in punta di piedi e leggera come zucchero filato

(MERTESACKER ng)

KLOSE 6: il più grande goleador della storia dei Mondiali viene braccato per tutta la partita da quei cagnacci feroci di Demichelis e Garay. Di palle buone ne vede poche, ma lotta con abnegazione finché ne ha. Poi lascia il posto all’uomo del destino

(GOTZE 8: entra quando i supplementari sono ormai cosa certa per mettere in apprensione una difesa che, fino a quel momento, non aveva quasi mai patito. Offre subito un buon pallone a Schurrle, poi finisce anche lui inghiottito nelle pieghe della partita. A 7’ dai rigori ha l’epifania che giustifica tutte le attese riposte su di lui sin da quando era fanciullo: controlla con il petto il cross di Schurrle e con un sinistro al volo di rara grazia infila sul palo lontano il pallone che vale il mondo)

MULLER 6: ben controllato dall’eccellente difesa albiceleste, il trascinatore nonché capocannoniere della Germania non riesce a incidere come vorrebbe, benché sia costantemente dentro la partita e non faccia mai star tranquilli i diretti avversari, innervositi anche da qualche sceneggiata di troppo. Questa volta l’eroe non è lui, ma poco importa

LOW 8: conclude nel modo migliore possibile un percorso straordinario iniziato molti anni fa e battuto con perseveranza, metodo e coraggio, contro qualche critica ingenerosa e contro anche un po’ di sfortuna. La sua Germania è sempre stata bella e forte nel corso degli ultimi tornei: in Brasile lo è stata di più, guadagnandosi il premio virtuale di miglior squadra del torneo già prima della finale, con quello strabiliante 7-1 rifilato al Brasile nel penultimo atto. Ma poi serviva fare l’unica cosa che finora non gli era mai riuscita, cioè vincere. L’ha fatto, forse soffrendo più del previsto e certo non dominando come contro l’irresponsabile Seleçao, ma l’ha fatto con pieno merito. I campioni del mondo sono loro

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