Le rinnovate ambizioni di Champions League del Milan di Inzaghi vengono immediatamente castrate dal Genoa, che grazie a una rete dell’ex Antonelli rifila ai rossoneri la prima sconfitta esterna della stagione e li manda a -5 dal terzo posto. Risultato legittimo, per ciò che si è visto nell’arco di 90 minuti in cui i rossoblu sono costantemente sembrati più organizzati, più solidi e più incisivi degli avversari. Il Milan, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con il grande equivoco di questa stagione: la rinuncia a un vero uomo-gol sull’altare dell’equilibrio tattico, e la conferma che Jeremy Menez, checché ne dica Galliani, in campo fa tutto tranne che il centravanti. Oltre, naturalmente, alla piaga che da anni infesta le verdi pianure di Milanello, ovvero le palle inattive: inconsistenti in attacco, telepass in difesa.

La prima mezz’ora di gioco è specchio fedele degli schieramenti scelti dai due allenatori, che amano rimpinzare le proprie squadre di centrocampisti e mezze punte – tanto per essere chiari: sul terreno di gioco ci sono più portieri che attaccanti puri -, impaludando di conseguenza il match nella zona centrale del campo. Il Genoa, decisamente più armonico sul piano della manovra, fa la partita ma non riesce mai ad avvicinarsi all’area di rigore; di contro il Milan si limita a cercare le solite ripartenze di un Menez egoista più che mai. Di fatto, gli unici brividi arrivano da un clamoroso errore di Kucka, con Menez che gli ruba palla, s’invola verso Perin e poi gli calcia addosso, e dai corner rossoblu. Le croniche difficoltà del Milan nel mantenere le marcature corrette sui calci piazzati si concretizza in due opportunità per De Maio e Bertolacci prima, e nel gol dell’ex Antonelli poi, al 32’ – nella circostanza, Bonera regala l’ennesima perla della sua stagione disgraziata, provando a marcare l’avversario da dietro senza (ovviamente) riuscirci. Il vantaggio genoano fa esplodere la partita, che diventa improvvisamente aperta e vibrante: 13’ di pura adrenalina in cui rossoneri sono andati vicini al pareggio con Mexes, Menez e Bonaventura, e il Genoa a un passo dal raddoppio con Perotti, servito da un folle disimpegno di Armero.

Il quarto d’ora di fuoco e fiamme di fine primo tempo rimarrà l’eccezione, e non la regola, del pomeriggio di Marassi. Rientrate dagli spogliatoi, infatti, le squadre ripartono con il passo felpato della prima fase di gara, con l’aggravante che ora il Genoa è schierato a quattro in difesa ed è (giustamente) molto più prudente, mentre il Milan rimane incastrato nella sua via di mezzo: non troppo sbilanciato per non prendere il secondo, ma troppo poco offensivo per provocare a Perin più che un lieve solletico. Ci vorrebbe qualche idea dalla panchina, ma Pippo non va oltre il sostituire Montolivo (a proposito: era il caso di buttarlo nella mischia dal 1’) con l’insondabile Poli, coi risultati che si possono immaginare: il nulla. Poi è la volta di Pazzini per Honda, ma a questo punto, siamo poco prima della mezz’ora, le spaziature sono saltate ed è il Genoa a sfiorare il raddoppio in più occasioni in contropiede. Quando Inzaghi estrae dal mazzo la carta Niang (a questo punto, immaginiamo che Torres abbia la peste bubbonica), anche il più ottimista dei tifosi sventola bandiera bianca; anche se, effettivamente, è il francese a offrire di testa a Bonaventura l’opportunità di scagliare il primo e unico tiro pericoloso di marca rossonera dei secondi 45’. Troppo poco per sperare di far punti contro un grande Genoa, troppo poco per meritare altro che un opaco galleggiare.