Gennaro De Tommaso detto Genny ‘a carogna è salito alla ribalta delle cronache di tutto il mondo (QUI I DETTAGLI) per aver tenuto in scacco lo stadio Olimpico di Roma durante la finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli . Classe 1973 e napoletano di Forcella da generazioni, dove la famiglia gestisce un bar, eredita il nomignolo (che non indicherebbe cattiveria, ma sfortuna) dal padre che la magistratura ha decretato come un affiliato al clan dei Misso, Camorra, protagonista della feroce faida del rione Sanità. La fedina penale di Gennaro inizia da un arresto per droga a cui si aggiunge una citazione per gli scontri a Pianura in occasione dell’emergenza dei rifiuti nel 2008 che portò a quaranta arresti.

Il Mattino lo ha intervistato in “Jeans e giubbino, mani in tasca e viso affranto, la Carogna offre un immagine che non ti aspetti”. Come i politici (CLICCA QUI PER GLI APPROFONDIMENTI), anche lui nega ogni patto con la squadra e con le forze dell’ordine: “State sbagliando: non è di me che dovete preoccuparvi, ma del ragazzo che è stato ferito. Quelle che sono state scritte sono tutte sciocchezze. Hamsik è venuto da noi solo per rassicurarci sulle condizioni del nostro amico, per dirci che stava meglio, che poteva farcela. Lo stesso messaggio che ci hanno dato le forze dell’ordine. Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni. Non c’è stata alcuna trattativa tra la Digos e la curva partenopea sull’opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti”.

Di certo ci sono i due Daspo ricevuti da Genny: il primo nel 2001 dal questore di Napoli, il secondo nel 2008 dal questore di Siena che sarebbe dovuto durare cinque anni ma nel 2012 Genny è stato immortalato sul prato dell’Olimpico con la Coppa Italia fra le mani, grazie a due anni di sconto sulla pena: “Quello che è successo sabato è inaudito, non era mai accaduto che qualcuno sparasse ai tifosi. Di tutto questo sembra non importare niente a nessuno. Ma a noi sì, a noi interessa. Ed è per questo che abbiamo deciso di rinunciare alla coreografia che avevamo organizzato e che ci era costata quindicimila euro. E la stessa cosa hanno fatto anche i supporter della Fiorentina. Come avremmo potuto srotolare gli striscioni, e cantare, e ballare quando uno di noi era in fin di vita? Ci siamo rifiutati di farlo. Ma non abbiamo minacciato nessuno e non abbiamo detto di non giocare. Né avremmo avuto il potere per farlo”.

La partita, secondo Genny, interessava a pochi: “Noi non possiamo decidere nulla ma nessuno poteva costringerci a restare allo stadio e infatti subito dopo il primo gol molti di noi sono andati via. Più che del Napoli ci interessava di quel ragazzo in fin di vita. Perciò siamo rimasti tutta la notte in ospedale con la famiglia e con le forze dell’ordine. Una cosa del genere non si era mai vista, pure quando uccisero quel tifoso all’Olimpico, Paparelli: allora non spararono un colpo di pistola, ma un razzo che purtroppo gli finì in un occhio. Perciò i fatti di Roma sono gravissimi”. Il capo ultras ha anche una spiegazione per la maglia che inneggia alla libertà per l’assassino di Raciti: “L’unica cosa importante di questa storia ormai è diventata la maglietta che io e gli altri tifosi indossiamo. ‘Speziale libero’ c’è scritto. Ma attenti: la maglietta è in onore di una città dove abbiamo tanti amici e nei confronti di un ragazzo che sta chiedendo attraverso i suoi legali la revisione del processo. È una richiesta di giustizia, non un’offesa contro una persona deceduta o contro i suoi familiari“.

Smentita anche la “tesi” che le tifoserie tengono in pugno le società: “Tutte favole”. Il leader della curva partenopea è a capo dei Mastiffs, uno dei gruppi organizzati più aggressivi e violenti della curva A e accusati – da un pentito – di aver organizzato rapine e rappresaglie nei confronti di giocatori ed ex giocatori azzurri (da Hamsik a Cavani). Il 4 ottobre 2007 Genny fu nominato da un pentito, Emiliano Zapata Misso (nipote dell’omonimo boss), da cui il Gip Luigi Giordano ottenne “dichiarazioni particolarmente significative in ordine alla generale configurazione dei gruppi di tifosi organizzati napoletani come strutture verticistiche, non casualmente legate, per vincoli economici delinquenziali o di parentela, ai gruppi camorristici dominanti” si legge negli atti.

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