Da questa mattina, il nome di Gennaro Gattuso (foto by InfoPhoto) è di nuovo accostato a quel bubbone tentacolare del calcioscommesse. Di nuovo, perché non è la prima volta che succede: due anni fa, un’intercettazione sull’utenza di Nicola Santoni (preparatore del Ravenna coinvolto nell’inchiesta) rivelò che l’ex centrocampista del Milan e altri due eroi di Berlino, Cannavaro e Buffon, erano “malati di scommesse”. Santoni in seguito smentì il contenuto di quell’intercettazione e il nomi di Gattuso e Cannavaro (ma non quello di Buffon, come poi abbiamo visto) scomparvero dalle indagini – o, perlomeno, dalle prime pagine. Fino, appunto, a quest’oggi.

Naturalmente, al momento è impossibile andare oltre la difesa di rito del giocatore (“sono offeso, io non c’entro niente, chiarirò tutto”) e il ghigno sadico degli amanti della pubblica gogna. Lo scandalo del nuovo Calcioscommesse è iniziato oltre due anni e mezzo fa, ha coinvolto tre procure, sette filoni d’indagine, decine di club professionistici e di partite aggiustate, quasi duecento tesserati di ogni categoria e, solo per ciò che riguarda Cremona, ha già portato all’arresto di oltre 50 persone. Un’indagine di complessità non inferiore a quella del sistema (o presunto tale) che sta provando a smantellare. L’ultima cosa da fare, dunque, è saltare a conclusioni affrettate prima che si conoscano maggiori dettagli circa il coinvolgimento di Gattuso e, soprattutto, prima che la giustizia, civile e sportiva, faccia il suo corso in tutti i gradi previsti.

Anche perché sappiamo bene quanto spesso sia valido il principio dello “sbatti il mostro in prima pagina”. I casi che hanno riguardato Buffon (il 30 maggio 2012 rilasciò alcune dichiarazioni piccanti sui rapporti tra procure e giornali, il giorno dopo gli venne recapitata una “nota informativa” della Finanza circa alcuni suoi movimenti di denaro poco chiari), o Criscito, a cui venne consegnato un avviso di garanzia mentre si trovava in ritiro con la nazionale, salvo poi risultare estraneo alla vicenda (ma intanto agli Europei aveva dovuto rinunciare), o altri ancora, sono lì a dimostrarlo. Per non parlare di Antonio Conte e di tanti altri.

Detto questo, conoscendolo anche solo per l’immagine che si è creato negli anni, Gennaro Gattuso starà passando qualcosa di molto simile a un inferno privato. Se c’è un calciatore che ha inteso fondare non solo la sua carriera agonistica, ma anche la sua personalissima weltanschaaung, sopra un’onestà virile, contadina, forse rudimentale fino al punto di risultare rozza, ma sicuramente intaccabile, questo è proprio Gattuso. Senza il cuore ardimentoso ma limpido che nessuno, fino a oggi, aveva osato mettere in discussione, né in campo né fuori, Gattuso non esiste; agli occhi degli altri, ma soprattutto agli occhi di se stesso.