Quando un matrimonio finisce male, è quasi fisiologico togliersi qualche pietruzza dalla scarpa. Ecco, in punta di metafora, possiamo dire che Gian Piero Gasperini, ex tecnico nerazzurro e attuale allenatore del suo Genoa, alla vigilia del match contro l’Inter si è tolto una colata piroclastica dalla scarpa e l’ha direzionata verso Appiano Gentile. Per il Gasp, che all’Inter era durato lo spazio di un’estate – dal 24 giugno al 21 settembre 2011 – l’esperienza in nerazzurro era stata traumatica, non solo per il licenziamento precoce (unico tecnico della storia interista a non aver vinto nemmeno una partita ufficiale) ma anche per le resistenze incontrate da un ambiente che lo aveva accusato di juventinità genetica. E, a giudicare dall’intervista rilasciata a Repubblica, con più di una ragione:

L’Inter è una buona squadra, hanno tenuto testa alla Juventus. Poi qualcosa si è inceppato, ma è anche vero che le prime marciano a ritmi stratosferici. Difficile vincere all’Inter? A differenza del Milan, all’Inter non è mai esistito il concetto di gioco di squadra. Hanno sempre puntato sui singoli, sulle individualità, come Ronaldo. Prima di Mourinho, l’unico a farcela, aveva fallito perfino uno come Lippi. Mou ha vinto sopratutto perché, grazie alla grande considerazione che si era guadagnato sul campo, ha potuto dettare la linea. Io non sono riuscito a farmi prendere Palacio ed evitare che fosse ceduto Thiago Motta (che in realtà fu ceduto nel gennaio del 2012, quando Gasperini era già stato esonerato, ndr), lui invece ha ottenuto che fosse ceduto Ibra per poi prendere Eto’o, Milito, Sneijder, Lucio, etc. Anche Mancini aveva vinto? La vera svolta c’era stata con Calciopoli che ha annientato la Juventus: senza di essa, l’Inter avrebbe continuato a non vincere. Poi dopo Mourinho il trend è tornato il solito. Un tecnico come Benitez avrebbe meritato maggior considerazione, e a me hanno dato solo due mesi. Mi consideravano un irresponsabile velleitario perché volevo giocare con la difesa a tre (la stessa che usa oggi Mazzarri, ndr)

Evidentemente Gasperini non ha tutti i torti, soprattutto quando parla del peso di Calciopoli nelle vittorie nerazzurre dal 2006 al 2011 e del trattamento decisamente isterico ricevuto da tutti gli allenatori interisti del dopo-Mourinho dal Moratti in versione inconsolabile vedova. Tuttavia, quando un club ti dà la possibilità di lavorare e ti paga regolarmente uno stipendio che altrove non avresti percepito, forse un po’ di grazia sarebbe opportuna.