E’ passato già un anno, ma per i tifosi del Milan è come se il tempo si fosse fermato. Squadra che non vince, allenatore sulla piastra, Berlusconi indignato e scaricabarile, Barbara che rimugina nell’ombra e ipotesi di Galliani via dal Milan che tornano a far capolino dal marasma: certe crisi non finiscono, come direbbe l’ad dalla bionda cravatta, fanno giri immensi e poi ritornano. Ed esattamente come 12 mesi fa, torna a brillare la stella di Sean Sogliano: come riportato dall’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, Lady B. starebbe nuovamente pensando al direttore sportivo del Verona (il cui operato, a dire il vero, quest’anno ci sembra decisamente meno scintillante), se a fine anno si rendesse necessaria quella rivoluzione dirigenziale soltanto sfiorata la stagione scorsa.

Galliani via dal Milan

L’anno scorso, Galliani era riuscito nell’impresa di sopravvivere al più grave dissesto societario milanista dai tempi del quasi fallimento degli anni Ottanta, sbucando fuori dal polverone senza praticamente un graffio quando tutti lo davano per cadavere. Aveva dovuto usare tutta la sua arte persuasiva per convincere il Sultano che non era consigliabile mollare il timone nelle giovani mani artigliate della di lui figlia, ottenendo perfino la testa di Clarence Seedorf: non tanto per il rendimento della squadra (decisamente migliorato sotto la gestione dell’olandese) quanto per le sue invasioni di campo. Il Cavaliere di Orange e Nassau, infatti, al momento del suo insediamento aveva ricevuto assicurazioni sulla sua autonomia non solo in sede di mercato estivo, ma anche in materia di scelta dello staff – non a caso, erano stati subito avviati i contatti per portare a Milanello Stam, Davids e Crespo. Poi, la situazione è gradualmente cambiata: Galliani il trasformista è tornato imprevedibilmente a galla e Seedorf, che nel frattempo si era fatto prendere la mano (vedi “licenziamento” di Mauro Tassotti via mail), ha pagato il conto per tutti.

Se la stagione 2013-2014 era andata a rotoli più per colpa degli interventismi dei proprietari, lo sfacelo di quest’anno porta la firma di Adriano Galliani:è stato lui a esporsi in prima persona sia nell’esautorare Seedorf, nel frattempo entrato nel cuore di quegli stessi tifosi che spesso lo fischiavano quando caracollava in campo, sia nel farsi sponsor della promozione di Filippo Inzaghi in prima squadra. Ed è stato lui a consegnare al suo inesperto tecnico una squadra sbilenca, in alcuni ruoli sovrappopolata di giocatori dello stesso livello (vedi centrali di difesa ed esterni d’attacco) e incredibilmente sgombra in altri (centrocampisti, terzini e punte).

Le parole di Silvio Berlusconi, sebbene smentite, lasciano intendere che non si potrà passare sopra a una seconda stagione consecutiva senza Champions League, cosa che finirà per costare una sessantina di milioni di euro a Fininvest. E Barbara, se fosse necessario, non si negherebbe lo sfizio di dare all’ingombrante Galliani la spintarella decisiva verso il burrone.

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