A sentire Adriano Galliani (foto by InfoPhoto), maestro di cerimonia del 14esimo Workshop rossonero organizzato perl’occasione a Santa Margherita di Pula, il Milan è primo ovunque. Il top club. Er mejo fico der bigonzo. Classifiche, numeri, blabla, corone d’alloro, nettare e ambrosia, putti dorati e petali di rosa, il tutto di fronte agli sponsor compiacenti, a un pugno di giornalisti accaldati e alle bocche spalancate dei tifosi, ancora così darwinianamente poco evoluti da chiedersi: ma stiamo parlando dello stesso club che sta provando disperatamente a far spicci con Robinho e Boateng?

Un bel respiro, e via:

Vorrei soffermarmi sul valore del brand del Milan. E’ una cosa che seguiamo e non a caso il brand del Milan è il numero uno del calcio italiano. Per tenerlo al top bisogna innovare, avere risultati sul campo e avere al proprio fianco sponsor importanti. Il nostro brand aiuta a crescere i nostri sponsor e voi aiutate noi a crescere. Il Milan, a livello nazionale, è primo nel ranking nazionale sia per il campionato sia per quel che riguarda il ranking italiano nelle competizioni europee. Ancora una volta, per la stagione 2013-14, il Milan è la squadra migliore di quelle italiane che partecipano alle coppe. Nell’anno solare 2013 il Milan ha fatto 45 punti e da cinque anni arriviamo sempre sul podio. Io credo che agli sponsor vada data questa tipologia di continuità. Per l’innovazione bisogna guardare sempre avanti. Siamo stati la prima squadra, in occasione del Centenario, abbiamo inaugurato Milan Channel, siamo l’unico Club ad avere un  Sito in otto lingue e siamo primissimi su tutti i social network. Su Facebook abbiamo 16 milioni di fans e su Twitter oltre un milione di followers. Tencent, social network cinese, è a quota 1 e 400 mila followers mentre ACMilan.com ha avuto 2 milioni di visite al mese, con un +55% rispetto alla passata stagione“.

Primi nel ranking italiano (sarebbe?), primi italiani nel ranking europei, primi nel valore del brand, primi ad avere un canale tematico, PRIMISSIMI a livello di social network. Primi di qui, primi di là. Senza preoccuparsi che, probabilmente, ai tifosi frega il giusto, cioè nulla, di essere il club più twittato al mondo, se poi in campionato si arriva terzi per bontà divina e sul mercato si ha il potere di acquisto di una pensionata greca. Se le fanfaronate fossero monetizzabili, Galliani avrebbe inventato una classifica anche per quelle e si sarebbe messo al primo posto, e nessuno, stavolta, avrebbe potuto contestargli l’autoincoronazione.