Non bastavano i gol-fantasma, i falli di mano, i rigori fischiati o meno, le prove televisive, le squalifiche del campo. Ora ci si lagna anche per questioni geometriche (nel senso più autentico della parola, “misurazione della terra”). L’innovazione nel già ricco campo del piagnucolio pallonaro porta la firma di Adriano Galliani (foto by InfoPhoto) – non è un omonimo di quello che “noi non ci lamentiamo degli arbitri”, è sempre la stessa persona – che ha assegnato ai poveretti che gestiscono il sito ufficiale del Milan il triste compito di portare avanti la ridicola battaglia contro Valeri e Nicchi in merito a quanto accaduto in Parma-Milan. L’obiettivo odierno non è più rappresentato dai rigori che l’arbitro avrebbe dovuto (sì?) fischiare a favore dei rossoneri, ma la posizione da cui è partito il tiro-partita di Marco Parolo.

Come si vede dagli screenshot pubblicati da acmilan.com, il fallo da cui è scaturito il gol del Parma era stato realmente commesso qualche metro indietro rispetto all’effettivo punto di battuta. Circa otto metri, secondo gli esperti rossoneri di logistica militare. D’accordo, senza quel bel trancio di campo guadagnato Parolo non avrebbe mai neanche pensato di calciare in porta. Com’è vero che Parolo non avrebbe mai segnato, se Matri non si fosse dato alla fuga in barriera e se Gabriel non fosse partito in ritardo. E dunque? Qual è il peggiore degli errori? L’arbitro che, dopo 94′, non si accorge che il pallone è stato portato avanti sottobanco, o i due milanisti che non fanno il loro lavoro? Inoltre, non si può far finta di dimenticare dell’uppercut aereo che lo stesso portierino brasiliano ha rifilato ad Antonio Cassano in piena area: sarebbe stato rigore per il Parma. E invece l’arbitro non l’ha visto. Passato in cavalleria?

Galliani sbaglia. Sbaglia consapevolmente, nel tentativo di allontanare il mirino della critica dal disastroso inizio di stagione della sua squadra e, ovviamente, dal suo lavoro (la rosa l’ha costruita lui, mica Valeri); ma sbaglia. La calamità che ha colpito il Milan non ha nulla a che fare con le decisioni di un arbitro (e men che meno, per carità di Dio, con quelle del fantomatico palazzo) – ma con le scelte strategiche di cui lui è il secondo responsabile. Il primo responsabile, com’è noto, butta fuori il naso solo quando c’è da prendersi i meriti altrui.