Il desolante teatrino messo in piedi da Galliani è stato immediatamente sbugiardato da semplici principi di geometria e di ottica da prima media, d’altronde nella terra di Brunelleschi e Piero della Francesca risultava francamente poco credibile sostenere teorie e fenomenologie di presunti trapezi scaleni disegnati dalle grafiche tv. Eppure molti trapezisti del giornalismo sportivo e, soprattutto, dello staff di media&communication dell’AC Milan sono addirittura riusciti a difendere l’indifendibile. Al di là dell’ignoranza più becera delle regole e della geometria, della caduta di stile da entrambe le parti in causa (anche la controparte bianconera non perde mai un’occasione che sia una di polemica), di scaleno c’era forse nel geometra Galliani, nonché vice-presidente di Lega Serie A, l’intento di rimestare ancora una volta nel torbido dei giochi di potere di Lega, all’interno dei quali si agitano sottaciute dinamiche tra Milan, Juventus, Sky, Mediaset, Infront.

Il fuorigioco-non fuorigioco di Tevez insomma, memore di una nutrita casistica pro-Juve (il caso Muntari è un precedente che ormai appartiene agli annali della dietrologia), ha innescato una serie di ragionamenti che potrebbero costringere a ripensare la legge Melandri del 2010 sulla regolamentazione della produzione e trasmissione televisiva in relazione alle partite del campionato di Serie A. Secondo quella legge, che sancisce il ritorno alla centralizzazione dei diritti tv, l’assemblea di Lega stabilì di utilizzare registi e produttori di Sky e Mediaset, designati secondo uno schema fisso che rispetta la ripartizione contrattuale dei diritti televisivi: 6 partite prodotte da risorse di Sky, 3 da Mediaset e una da un team che fa diretto riferimento alla Lega. Questo asset avrebbe dovuto garantire secondo i club l’imparzialità della produzione televisiva ma a quanto pare per Galliani questo modello non assicura più, a causa di una presunta parzialità dei broadcaster, la neutralità delle posizioni.

Si renderebbe pertanto necessario un organo terzo, super partes, garante di diritti tv, di produzione e trasmissione del segnale televisivo relativo alle partite sul modello della DFL tedesca, una governance che detiene i diritti di sfruttamento televisivo di tutti i club di Bundesliga e Zweite Bundesliga, e che parimenti produce e distribuisce. Un organo che dovrebbe occuparsi anche di infografiche e elementi post-produttivi in genere, sul modello della Premier League inglese (goal-line technology, score, timer etc.). Una discussione che coinvolgendo naturalmente l’assemblea di Lega potrebbe rivoluzionare lo scenario dei diritti tv che per ora sono saldamente sanciti da un contratto stipulato tra club, Infront e società di broadcasting, e depositato in Lega e che comunque prevederebbe infrastrutture tecniche (registi, cameraman, operatori, studi di post-produzione) di cui allo stato attuale delle cose la Lega Serie A non può disporre.

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