Il fuorigioco è una delle regole nel mondo degli sport di squadra che spesso mette maggiormente in difficoltà sia gli atleti, sia i direttori di gara. E anche il rugby, ovviamente, non è esente da questi problemi, anzi.

Ma cosa si intende per fuorigioco nel mondo del rugby? E’ chiaro che lo scopo del gioco è, come spesso accade, totalizzare più punti della squadra avversaria, in questo caso realizzare più mete.

Questo si fa su di un campo rettangolare dove, a chiare lettere, deve essere presente un’area di meta, un’area di gioco, quella dei 22 e così via.

Per ogni meta realizzata la squadra guadagna cinque punti, ma bisogna schiacciare la palla a terra nell’area di meta della squadra avversaria per avere la stessa convalidata. A questi cinque punti ne possono essere aggiunti altri due, se la palla che viene calciata subito dopo la meta, perpendicolarmente al punto in cui la palla è stata schiacciata a terra, passa in mezzo ai pali.

In tutto ciò s’inserisce anche il discorso legato al fuorigioco nel mondo del rugby. Un giocatore è considerato in fuorigioco quando si trova, in una immaginaria linea, davanti al compagno di squadra che in quel momento sta portando il pallone o che, in senso lato, per ultimo ha giocato il pallone stesso.

Qualora il giocatore in fuorigioco si trovi a meno di 10 metri da un avversario in attesa di ricevere il pallone da calcio o dal punto dove il pallone cadrà, nessuna azione dell’avversario o di un compagno può rimetterlo in gioco.

Per ogni giocatore che finisce in fuorigioco, l’arbitro assegnerà un calcio di punizione e la squadra che ne usufruisce può convertirlo in mischia sul punto dove il pallone è stato calciato.