Uno dei grandi cliché riguardanti il complicato triangolo amoroso tra uomo, donna e pallone prevede che il gentil sesso, per qualche motivo imperscrutabile, abbia difficoltà ad afferrare la regola del fuorigioco nel calcio. Che sia vero o no, una cosa è certa: parliamo della regola più complicata, inafferrabile e discussa della storia del gioco più popolare del mondo, e ciò vale anche per i masculi.

Il motivo è semplice: pura fisiologia umana. Il guardalinee è chiamato al difficile compito di valutare in un istante la posizione di cinque elementi in movimento, ovvero chi passa il pallone, chi lo riceve, gli ultimi due difensori della squadra avversaria e il pallone stesso; peccato che, come ha dimostrato la scienza, occhio e cervello umano ci impieghino circa 2/10 di secondo a elaborare le immagini, un lasso di tempo entro il quale gli elementi in movimento possono cambiare posizione di parecchi centimetri, o perfino di metri. E così, in realtà, quello che il povero guardalinee è costretto a fare è affidarsi alla memoria: ovvero, confronterà automaticamente l’immagine incerta captata dai suoi occhi con le sue esperienze analoghe del passato, formulando un giudizio non necessariamente impeccabile. Nonostante l’enorme attenuante generica fornita dalla scienza, e almeno fino a quando non doteranno i guardalinee di occhi bionici, il fuorigioco continuerà a far discutere; per cui, tanto vale capirci qualcosa in più.

Il fuorigioco, o fuori giuoco, com’è pomposamente chiamato nel Regolamento ufficiale, è disciplinato dalla Regola 11 del suddetto. Genericamente,  un calciatore si trova in posizione di fuorigioco quando è più vicino alla linea di porta avversaria sia rispetto al pallone, sia rispetto al penultimo avversario. Trovarsi in posizione di fuorigioco non è di per sé un’infrazione, ma lo diventa quando un calciatore, essendo in posizione di fuorigioco, venga pizzicato in una di queste tre circostanze: 1) tocca il pallone passatogli da un compagno 2) influenza un avversario, provando a intervenire sul pallone 3) trae vantaggio dalla sua posizione, toccando il pallone dopo che questo è rimpallato su un legno, dall’arbitro o da un avversario. Ci sono alcune eccezioni alla regola. Un calciatore che venga colto in una delle tre situazioni succitate NON sarà passibile di fuorigioco se si trova ancora nella sua metà campo, oppure se il passaggio proviene da calcio d’angolo, da rimessa laterale o da rinvio dal fondo.

Non è affatto un caso che quella del fuorigioco sia una delle regole più modificate della storia di questo sport. Presente già nel primo regolamento della Football Association del 1863, l’offside all’epoca andava a colpire qualunque giocatore oltre la linea della palla, indipendentemente dalla posizione dei difensori avversari: come nel fratello rugby, insomma, anche il calcio provava a scoraggiare il passaggio in avanti. Già nel 1866 si passò a una regola analoga a quella attuale, che andava a punire chi ricevesse il pallone con meno di tre avversari tra sé e la porta. Nel 1924 la svolta: i difensori tra l’attaccante e la porta non dovevano più essere tre ma due, esattamente come oggi; inoltre, venne introdotto il concetto di “fuorigioco passivo”, per non colpire quei giocatori che si stessero disinteressando dell’azione. Un’altra grande rivoluzione arrivò nel 1990: se fino a quel momento “trovarsi in linea” con il penultimo difensore significava offside, da lì in avanti quella posizione fu ritenuta regolare.  Nel 2013 la FIFA ha apportato un’ulteriore modifica, accantonando il concetto di fuorigioco passivo e porre l’accento su quelli di “interferenza” e “vantaggio”. Fondamentalmente, ora un attaccante che oscuri la visuale al portiere non è necessariamente in offside: deve anche “interferire” con l’azione; in caso contrario, la sua posizione sarà considerata regolare. Inoltre, un attaccante in offside che riceve la palla da un avversario che gioca volontariamente il pallone (escluso il caso di un salvataggio volontario) non viene più considerato in fuorigioco, a differenza di prima.

Avete le idee più chiare? No? Be’, la colpa è di chi sembra impegnarsi a rendere il più possibile interpretabili delle regole già complicate per natura. In ogni caso, su con la vita: la scienza ci ha già detto che quella del fuorigioco è la più clamorosa delle questioni di lana caprina che si possano immaginare.