Un tempo di paura, un tempo per il sollievo, e diamo pure la colpa del citazionismo biblico all’atmosfera natalizia. Passerà delle feste serene Sinisa Mihajlovic, che dopo la qualificazione in Coppa Italia trova un altro successo importante in trasferta: il 4-2 a Frosinone firmato Abate (!), Bacca, Alex e Bonaventura, tuttavia, non deve trarre in inganno, vista la sofferenza dei primi 45’. Il successo è meritato nella forma e nella sostanza, ma è più attribuibile alle mancanze difensive della squadra laziale che ai meriti dei rossoneri, ancora una volta protagonisti di una prova troppo discontinua per essere considerata soddisfacente. Ma, in fondo, quel che contava era la vittoria; e, ancora più in fondo, è pur sempre Natale.

Frosinone-Milan 2-4

Per una volta, il Milan non difetta nell’approccio mentale alla gara, attaccando subito con convinzione e sfiorando il gol del vantaggio in tre occasioni nel giro di 8 minuti. È Niang ad aprire le danze con una bella percussione sulla sinistra, ma la sua conclusione è respinta in angolo da Leali (3’). Dopo una buona chance per Soddimo, sul quale è bravo Donnarumma, i rossoneri vanno a un passo dalla rete ancora con Niang e Bacca, le cui conclusioni a botta sicura sono respinte da un miracoloso Leali. Si viaggia a ritmi vertiginosi e l’impressione è che il Milan possa approfittare del fatto che Stellone abbia deciso di giocarsela a viso aperto; ma accade l’esatto contrario e al 18’ sono i laziali a trovare il gol dell’1-0 in ripartenza: Leali, con le mani, serve Dionisi a metà campo, l’attaccante avanza indisturbato e lancia in profondità Daniel Ciofani, incomprensibilmente abbandonato dai due centrali rossoneri, e per il centravanti reatino è uno scherzo battere Donnarumma in uscita. Inaccettabile, nella circostanza, l’atteggiamento difensivo dilettantesco della squadra di Mihajlovic. Il vantaggio frusinate ribalta l’inerzia del match e il Milan, che fino a quel momento sembrava poter creare pericoli con una certa facilità, s’impantana in uno sterile assedio all’area avversaria, nell’incapacità assoluta di trovare soluzioni che vadano oltre i cross imprecisi di Abate e Honda. Solo Bonaventura, pur in condizioni fisiche imperfette, riesce a fornire qualche variazione sul tema, come al 44’, quando si beve Matteo Ciofani con un dribbling bruciante ma il suo sinistro è respinto dal disperato intervento di Gori in scivolata. La prima frazione si chiude con una punizione a lato dello stesso Jack.

La ripresa inizia come il primo tempo, cioè col Milan che attacca e si divora un gol colossale. Nella fattispecie è Keisuke Honda a mandare a lato di destro da non più di cinque metri. Per fortuna della sua incolumità, 3’ più tardi è lo stesso giapponese, con un ottimo tocco di prima, a liberare Abate praticamente nello stesso punto da cui lui aveva sperperato: il terzino è più preciso e il suo diagonale vale il preziosissimo 1-1, nonché il suo ritorno al gol dopo due anni e mezzo. Per la prima volta in 17 giornate il Milan riesce a rimontare da uno svantaggio: la cosa deve piacere parecchio ai giocatori, che al 55’ completano il ribaltone. Montolivo svirgola dal limite, Bertolacci spizzica di testa per Bonaventura, Jack anticipa Leali e Bacca anticipa il gol del compagno, scaraventando il rete prima che il pallone oltrepassi la linea, per il suo ottavo gol in campionato (nono stagionale). Il Frosinone accusa il colpo e il Milan gioca sul velluto, ma sciupa un’enorme occasione con un Niang più svagato del solito (65’). Ci pensa una capocciata di Alex su corner di Honda a chiudere i conti (77’), o almeno in apparenza, perché a 6’ dalla fine la difesa rossonera decide di regalarsi un altro sonnellino, consentendo a Dionisi di inzuccare in rete una punizione di Pavlovic in beata solitudine. Ma i laziali non ne hanno più e così, in pieno recupero, il Milan riesce finalmente a trascinare giù il sipario, con una bella combinazione tra Honda e Poli, conclusa dal solito Bonaventura con un destro sotto la traversa. Terza vittoria esterna in campionato per il Diavolo (e 10 gol all’attivo in queste gare), che si riprende il sesto posto in classifica. Non quello che volevano presidenza e dirigenza, probabilmente, ma quello che è lecito attendersi da questa squadra, almeno fino a ulteriori rinforzi (più sensati di Boateng).