Calcio, Ilary e figli. Francesco Totti si racconta a “L’Intervista” di Maurizio Costanzo, in una lunga chiacchierata che ripercorre la vita intera del numero 10 romanista.

Mente proiettata al domani

“Sto riflettendo tantissimo in quello che farò, ma so che il calcio è la mia vita – ammette – Giocare mi diverte, anche se ovviamente mi dispiace non scendere tanto in campo, come cinque o dieci anni fa. Ma rispetto tutte le scelte, anche quelle di Spalletti. Magari se vado in Cina me lo porto…”. Ironico come suo solito, Totti rivela che ha già scelto cosa fare da grande: “Ma non lo dico, magari cambio idea. O continuerò a giocare, o farò il dirigente ma non dietro una scrivania, oppure lascio tutto e mi metto a cercare talenti”.

Spalletti e un futuro da allenatore

Spalletti e Totti, convivenza turbolenta: “Quando è uscita l’intervista alla Gazzetta – racconta il capitano giallorosso – Ilary la sera prima rideva, quando mi ha detto che aveva chiamato Spalletti piccolo uomo pensavo scherzasse. La domanda che io farei a Spalletti: “Vuoi che firmo e poi non gioco, che firmo a fa?”. Lui – sottolinea – è un allenatore fortissimo, può far vincere la Roma e serve a questa città, conosce bene l’ambiente, io tanto sto alla fine, si deve pensare al futuro”. Ma da allenatore si vedrebbe? “No, perché i giocatori sono uno contro 30 e sono una massa di paraculi. Spalletti ha scelto di fare l’allenatore, non lo giustifico, io questa scelta non la faccio. Ci ho pensato, ma caratterialmente non mi sento così sicuro. Io ancora vado al campo e mi diverto, tutti i giorni. Se andassi scoglionato alzerei il braccio, ma ancora mi diverto, pure se non gioco. Vediamo a fine anno cosa succederà, a giugno dovrei smettere”.

Compagni, avversari e rimpianti

Un commento poi su calciatori e allenatori incontrati nei 25 anni di carriera: “Mazzone è una gran bella persona, un uomo vero, davvero per me è stato come un padre. Capello è il numero uno a fare una squadra competitiva per vincere. Maradona è il calcio, hanno inventato il pallone e ci hanno messo il suo nome, Messi e Ronaldo sono due extraterrestri, dieci gradini sopra tutti, Baggio ha fatto la storia del calcio italiano, Del Piero ha vinto tutto, abbiamo condiviso un Mondiale, è un amico. Cassano? Ho avuto la fortuna di giocarci, testa matta, ma mi sono trovato con lui meglio di tutti. È libero, senza squadra, ed è un peccato, ha fatto il 50% di quello che poteva fare, se fosse rimasto a Roma avrebbe fatto quasi la mia carriera. Ruberei a Messi e Cristiano la velocità con la palla, neanche alla Playstation riesci a fare certe cose”. E i più grandi rimpianti? “Non aver giocato con Ronaldo il Fenomeno e non aver vinto la Champions. Non succederà, non ci sono i tempi e non siamo all’altezza del Real e del Barça. Un futuro in Cina? Qualcosa si muove in Cina – confida -, ma non sarebbe semplice. Casomai porto pure Spalletti. Se la Juve offrisse un contratto a Cristian gli direi accetta, se lui volesse cambiare squadra sarebbe libero, ai miei figli insegno questo”.