Durante l’esecuzione degli inni nazionali di Olanda-Messico, gli occhi erano tutti per lui. Per Arjen Robben, prevedibile dominatore della sfida? No, per il bambino-mascotte che lo aveva accompagnato in campo e che si era posizionando esattamente di fronte a lui, occupando gran parte della superficie osservabile grazie alle sue dimensioni non esattamente fanciullesche. Le sue abbondanti rotondità ventrali non sono riuscite a sfuggire all’occhio cinico e impietoso della rete, che, pur divisa equamente tra divertimento e intenerimento, ha provveduto a fare di questo anonimo bambinone il vincitore morale del Premio Simpatia dei Mondiali brasiliani.

Cinque anni fa, nel corso della Confederations Cup, era stato un altro bambino grassoccio a bucare letteralmente lo schermo: si giocava Italia-Brasile e le telecamere pescarono sugli spalti un buffo pupattolo intento a spalmarsi sul viso rubizzo un cono gelato con la tipica, innocente goffaggine dei bambini.

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