È un’autentica serata da incubo per le due italiane rimaste ancora in gara in Europa League: il Napoli perde a Kiev (campo neutro) contro il sempre più sorprendente Dnipro, la Fiorentina viene sconfitta al Franchi per 2-0 dal Siviglia. Dopo l’1-1 del San Paolo i partenopei perdono una grandissima chance di tornare in finale per rievocare i fasti del Napoli ai tempi del “pibe de oro” mentre per la Fiorentina la situazione si era resa estremamente complicata nel match dell’andata perso per 3-0 al Sanchez-Pizjuan, un risultato oggettivamente irrimontabile considerando il valore e, soprattutto la scaltrezza degli avversari. Il 2-0 di Firenze tuttavia risulta, a conti fatti (27 tiri in porta totali della Fiorentina contro i 5 del Siviglia), bugiardo ed eccessivamente punitivo per una squadra che ha costruito tantissimo e raccolto davvero molto poco.

Agli spagnoli basta meno di mezzora per chiudere definitivamente i giochi con il solito Bacca prima e, addirittura, con Carriço – un difensore centrale – che raccoglie un bell’assist sotto porta di Coke. Il tema tattico della partita appare ben delineato fin dai primi minuti: La Fiorentina “aracnide” imposta la manovra grazie al sapiente mestiere di Pizarro, preferito a Badelj disastroso all’andata, tessendo la sua tela di passaggi fino al limite dell’area avversaria, zona nella quale viene sistematicamente bloccata dalla diga difensiva del Siviglia che riparte in tutta furia e colpisce a morte con l’implacabile velocità dei suoi esterni Tremoulinas e Aleix Vidal, avanzato a centrocampo rispetto al match dell’andata, sempre devastante sulla corsia di destra e con la chirurgica precisione degli attaccanti, nei loro movimenti e nelle loro conclusioni.

La squadra di Montella che ha rinunciato a Gomez per creare più dinamismo in fase offensiva grazie al tridente Ilicic-Salah-Joaquin, non ha in realtà molto da rimproverarsi, deve sicuramente professare il “mea culpa” per la mancanza di cinismo e cattiveria dimostrata all’andata, laddove si costruisce sempre la percentuale più ampia dei successi, ma nel match di ritorno ha fatto di tutto e di più per perforare la difesa andalusa, creare costantemente gioco, aggredire con frequenza imprimendo alla gara un ritmo altissimo, incontrando una serata maledetta in cui la palla non entrava mai, nemmeno nell’occasione del rigore fischiato per un nettissimo fallo su Pizarro in area, malamente sciupato da Ilicic, un po’ per destino, un po’ per gli straordinari interventi di Sergio Rico. I rojiblancos, forti della sicurezza del 3-0 di Siviglia, si sono “limitati” a difendere con intelligenza, pressare a centrocampo finché hanno potuto e ripartire in maniera furibonda ogni volta che la Viola perdeva palla. Unai Emery è un grande allenatore, ma ieri non ci voleva un genio della tattica.