Come nella più classica delle stracittadine, finisce con un pareggio per 1-1 il derby tutto italiano di Europa League nel match d’andata degli ottavi di finale tra Fiorentina e Roma, lo scontro fratricida che decreterà inevitabilmente l’addio di un’italiana alla competizione europea. La “pareggite” è una gran brutta malattia, specialmente se un club nutre ambizioni di un certo tipo, e la Roma sembra non riuscire a trovare gli anticorpi adeguati per combatterla. I numeri parlano chiaro: 10 pareggi nelle ultime 14 partite disputate tra campionato e coppa, però l’1-1 del Franchi al contrario di altri pari incolore non è un male che viene per nuocere, anzi, non è affatto un male poiché la rete segnata in trasferta rappresenta sempre un piccolo vantaggioso jolly da giocarsi in casa.

Fiorentina senza tenuta. Archiviata la figuraccia dell’Olimpico con la Lazio in campionato, Montella disegna una Fiorentina dall’assetto molto aggressivo: nonostante le defezioni in attacco, complice anche la lista Uefa che tiene fuori Gilardino e Diamanti, non rinuncia al 4-3-3 con lo stesso tridente proposto nel monday night contro la Lazio (Joaquin, Ilicic, Salah), irrobustendo però il centrocampo con la presenza del rientrante Borja Valero. È una Fiorentina arrembante che nei primi venti minuti di gioco assume con prepotenza il controllo della gara costringendo da subito la Roma alle corde. La rete trovata al 17′ con una straordinaria combinazione B.Valero-Salah-Ilicic e gli evidenti problemi di De Rossi e Manolas, poi sostituiti, agevolano il predominio viola nella prima mezzora. Dopodiché, gradualmente, gli uomini di Montella cominciano a rallentare un po’ il ritmo, la Roma si sveglia dal torpore e con l’ingresso di Pjanic si riorganizza e incomincia a recuperare terreno e a rispondere con molta concretezza alle offensive dei padroni di casa. Quello a cui si assiste nel secondo tempo è un calo vistoso di tenuta atletica da parte della Fiorentina che dall’uscita dal campo di Borja Valero non subisce solo il pareggio ma rischia anche la beffa della sconfitta. Un dazio inevitabile per una squadra impegnata ancora su tre fronti.

Roma coriacea. Evidentemente qualcosa è cambiato se si è passati dalla prestazione “inquietante” esibita contro il Chievo in campionato e una prova “interessante” (l’aggettivazione è tutta di Garcia) mostrata a Firenze. Innanzitutto – strano a dirsi – non era presente Totti e De Rossi ha abbandonato dopo 22 minuti. Sarà un caso? Certo, con una Fiorentina così pimpante e aggressiva la sveglia è suonata tardi ma la Roma anche dopo lo svantaggio e dopo i colpi provenienti da destra (Joaquin) e da manca (Salah) è rimasta lì, presente dentro la partita, come un pugile sul ring che all’inizio le prende, ma poi trova il modo per parare i pugni, far stancare l’avversario e reagire. Uno dei potenziali diretti da k.o. giunge sul finale del primo tempo quando viene fischiato un rigore su atterramento di Iturbe da parte di Neto, ma quello di Ljajic è solo un buffetto che lo stesso portiere brasiliano neutralizza con facilità. Nella seconda frazione di gioco una Roma concreta e coriacea guerreggia a centrocampo per il territorio, Florenzi si vede poco, Ljajic un po’ più spesso ma non è in gran serata, Iturbe desta sempre una certa preoccupazione ma la differenza cominciano a farla gli onnipresenti Nainggolan e Keita che con la complicità di Pjanic iniziano a tessere trame pericolose nell’area avversaria con preoccupante frequenza per la difesa viola, fino al gol del pareggio di Keita (ancora lui) al 77′ e oltre.