Entusiasmo alle stelle in casa Viola dopo la fantastica notte di San Siro nella quale la Fiorentina ha letteralmente travolto un’Inter abulica e in totale balia di un avversaria che non ha lasciato scampo alla capolista subissandola di gol dopo pochi minuti di gioco e costringendola addirittura all’inferiorità numerica per l’espulsione di Miranda per fallo da ultimo uomo su Kalinic, autentico eroe della partita e mattatore di un inspiegabilmente ingenuo Samir Handanovic. Ora la squadra di Della Valle si gode il primato in classifica in coabitazione proprio con l’Inter, raggiunta a 15 punti, aspettando il turno con l’Atalanta prima di vedersela col Napoli.

Grande soddisfazione soprattutto per Paulo Sousa che ha raccolto un’eredità impegnativa da Montella, mettendo a frutto in neanche tre mesi di lavoro tutti i pregi di quella che già con il tecnico campano era di fatto una gran bella realtà del calcio italiano: “Lavoriamo per avere queste soddisfazioni, è bello vedere i ragazzi giocare in questo modo. Questa squadra ha avuto un atteggiamento fantastico con me, stasera era una gara importante e abbiamo fatto bene. È una grande soddisfazione“. Ha commentato il tecnico portoghese ai microfoni di Mediaset Premium nel post-partita.

Sousa si è anche dilungato a spiegare quella che è la sua filosofia di gioco al di là della singola sontuosa prestazione contro l’Inter: “I ragazzi hanno avuto fin dall’inizio l’attitudine perfetta e anche il comportamento. Sappiamo che ogni avversario può metterci in differenti difficoltà, ogni partita sarà diversa, toccherà a noi guardare avanti e adattarci. In trasferta abbiamo giocato nel modo che piace a me, dobbiamo fare così anche in casa“.

E a chi già parla di Fiorentina come possibile candidata allo scudetto, risponde: “Ci sono squadre superiori alla nostra come qualità, ma noi abbiamo le nostre armi e stiamo costruendo un’identità comune. E ho chiesto ai ragazzi di provarci contro tutti. A volte riusciamo, a volte no, dobbiamo saper soffrire e superare gli ostacoli. (Contro l’Inter) non abbiamo mai abbassato il ritmo, anche dopo che la partita si è messa bene. Abbiamo pressato, perché è un principio della nostra fase difensiva, dobbiamo sempre farlo coi tempi giusti. È anche una questione di velocità di pensiero individuale, che si unisce alla logica che deve avere tutto un gruppo, ma bisogna lavorare per arrivarci“.