Il nuovo campionato dei Milan inizia all’incirca com’era finito quello vecchio: sconfitta secca causata da pasticci della difesa, inconcludenza offensiva e inferiorità numerica per oltre un tempo. Vi dice niente? Appunto. Il 2-0 con cui la bella Fiorentina di Paulo Sousa s’impone al battesimo in questa Serie A porta le firme mancine di Alonso e Ilicic, implacabili rispettivamente su punizione e su rigore a cavallo dei due tempi di gioco, quando tuttavia il Diavolo di Mihajlovic, apparso non troppo diverso da quello di Inzaghi, era già in 10 uomini per la discutibile espulsione di Rodrigo Ely. In ogni caso, al di là di questo episodio, il successo dei viola è pienamente legittimo, in virtù di una migliore organizzazione di gioco e di una superiorità tecnica in palleggio a tratti imbarazzante ostentate per tutto l’incontro.

Per il vernissage di Firenze, Sinisa (mai vittorioso all’esordio in campionato) ripropone la stessa squadra che aveva ben figurato contro il Perugia in Coppa Italia, con la baby coppia Romagnoli-Ely a protezione di Diego Lopez, Honda dietro le punte e Bonaventura e Bertolacci mezzali a piedi invertiti. Il problema è che la Fiorentina, ovviamente, è altra cosa rispetto agli umbri. Il tecnico portoghese è ripartito dall’ottimo lavoro di Montella e presenta una squadra compatta nel suo mobilissimo 3-4-2-1, abile nel possesso e nei movimenti senza palla, e capace di mandare rapidamente in tilt il centrocampo rossonero, a sua volta mai in grado di servire adeguatamente le punte Luiz Adriano e Bacca, nonostante i due si facciano un mazzo così, e difettoso anche in fase di filtro. E così, mentre la dirigenza rossonera straparla dell’inconcepibile Balotelli bis, Badelj, Borja Valero e l’imprendibile Bernardeschi fanno un figurone di proporzioni catalane.

I guai per Mihajlovic non finiscono qui, dal momento che l’esordiente Ely combina un disastro dopo l’altro, facendosi trovare sempre fuori posizione (Kalinic lo grazia al 20’ davanti a Diego Lopez) e rimediando due gialli nel giro di 38’, che fanno ripiombare il Milan nella pessima abitudine acquisita sotto Inzaghi di chiudere le gare in 10 uomini, spesso già nei primi 45’. Va detto, a difesa del giovane brasiliano, che la seconda ammonizione è da ascrivere a un’inspiegabilmente severa decisione di Valeri, che valuta crudamente un banale intervento di gioco. E siccome le disgrazie viaggiano sempre in coppia, ecco che sul calcio piazzato seguente Marcos Alonso inventa una parabola maradoniana per trafiggere Diego Lopez e portare meritatamente in vantaggio la Fiorentina.

In un minuto, insomma, il match prende la direzione da cui nulla ha potuto deviarlo; non certo questo Milan ancora troppo simile alle sue recenti versioni per quanto riguarda la capacità di produrre gioco. Non è un caso, peraltro, che le uniche occasioni capitino sui piedi e sulla capoccia di Jack Bonaventura, bravo a farsi trovare al posto giusto al momento giusto al termine di azioni non propriamente limpide, anche se non altrettanto abile a concludere (pesante, in particolare, l’erroraccio di testa pochi minuti prima dell’1-0 di Alonso). L’ex atalantino è ampiamente il miglior rossonero in campo, tallonato dai due esterni di difesa, da un Zapata puntuale e dal solito Diego Lopez. Male quasi tutti i nuovi: Bacca spaesato e mal servito, mai pericoloso Luiz Adriano, disastrosi Ely e mister 20 milioni Bertolacci. Dannoso pure Alessio Romagnoli, autore di una buona partita, vero, ma anche dello sciocco fallo da rigore che è costato alla sua squadra il 2-0 a inizio ripresa, mentre continua a rappresentare un mistero Nigel De Jong, a cui tutti, da Allegri in avanti, continuano ad affidare il ruolo di playmaker nonostante la sua evidente inettitudine alla bisogna. Siamo solo alla prima giornata e non è che le avversarie siano partite tra gli squilli di tromba, ma la gara del Franchi offre numerosi interrogativi a Mihajlovic e alla società, che forse farebbe meglio a portare a casa un regista vero invece che l’ennesima inutile, irritante punta – per quello c’è già Cerci, no?