Nemmeno la miglior prestazione del 2015 (ed è tutto dire) salva i rossoneri da quel destino di mediocrità e miseria che da settimane appare ineluttabile. Dopo essere passato in vantaggio con Mattia Destro a inizio ripresa, infatti, il Milan si fa rimontare da una Fiorentina brutta e scarica come poche altre volte, il tutto negli ultimi 7’ di gioco: due gol di testa, tanto per cambiare, di Gonzalo Rodriguez e di Joaquin, l’andaluso che col suo ingresso in campo nella seconda frazione ha trasformato la squadra di Montella, che disciolgono le speranza rossonere di trovare ancora un significato nella più avvilente delle stagioni del Milan berlusconiano.

Complice qualche infortunio, la stanchezza per la gara in Europa League di giovedì scorso e la preoccupazione per quella di giovedì prossimo, Montella opta per un robusto turnover, dando spazio a giocatori solitamente poco impiegati come Richards, Kurtic e Gilardino. Evidentemente i risultati non sono quelli sperati, se è vero che il Milan, la squadra che gioca peggio in Serie A in questo 2015, sfodera i suoi migliori 20 minuti del nuovo anno, al tal punto da non sembrare nemmeno il Milan (sarà anche per quell’orrida maglia giallo ittero). Anche Inzaghi, a dire il vero, ha avuto il suo bel daffare a mettere insieme il centrocampo, viste le assenze di Montolivo, De Jong e Poli, ma lo strano mix tra la ruvidezza cadaverica di Essien, le giovani geometrie di Van Ginkel e l’eclettismo di Bonaventura produce un calcio quasi discreto per tutta la prima fase di gara: peccato soltanto che i tre là davanti, cioè Honda, Destro e Menez in quest’ordine, si divorino un’occasione a testa, vanificando il buon lavoro collettivo della squadra. Gli errori sottoporta, peraltro, concedono a Montella il tempo per ridisegnare la sua squadra, e nient’affatto a caso la seconda parte del primo tempo è tutta viola, benché le uniche vere occasioni (traversa di Basanta e salvataggio sulla linea di Abate su deviazione di Gilardino) siano derivate da palla inattiva, con tanti saluti a Gianni Vio.

Nella ripresa Montella decide di far sul serio, buttando nella mischia un regista vero, Badelj, e un esterno destro vero, Joaquin, e la viola inizia a mettere il Milan all’angolo. Tuttavia, dopo 10’ di pressione costante, è un errore di Kurtic a spalancare ai rossoneri le porte del sorprendente vantaggio: bravo Menez a vedere l’inserimento di Van Ginkel, ancor più bravo Destro a mettere il piedone sul tiro sporco di Bonaventura e a battere l’incolpevole Neto. Da qui in avanti, com’è facile da immaginare, è un lungo ma sterile assedio dei padroni di casa, anche se la difesa rossonera regge e anzi il Diavolo avrebbe più di un’occasione di chiudere la gara in contropiede, peccando tuttavia nell’ultimo passaggio. E così, quando il match sembra ormai avviato alla conclusione, arriva il destro-sinistro viola, sotto forma di una capocciata di Gonzalo su cross di Joaquin e di un altro colpo di testa dello stesso spagnolo. In mezzo, un infortunio all’arbitro Russo, sostituito dal giudice di porta Valeri, e, soprattutto, un ingiustificabile crollo nervoso da parte della squadra di Inzaghi, totalmente incapace come al solito di resistere psicologicamente alle pressioni. Finisce 2-1, è festa Fiorentina a 9 anni e mezzo dall’ultimo successo al Franchi contro il Milan: ora il Napoli è a un solo punto. Mentre i rossoneri guardano alla classifica e vedono il terzo posto, antico obiettivo autunnale, a 14 punti di distanza, gli stessi che li separano dal terz’ultimo.