Due cose mi sono insopportabili di questo bel pomeriggio primaverile: che una partita potenzialmente di grande livello come Fiorentina-Milan sia stata irrimediabilmente stuprata dagli alterni umori di un arbitro, Paolo Tagliavento, evidentemente non più adatto a dirigere gare di cartello, e che io sia di conseguenza costretto ad affrontare un argomento stucchevole e intrinsecamente vuoto come quello delle sviste arbitrali, invece che commentare ciò che si è visto sul campo. Il problema è che, in questo caso, sul campo non si è visto altro che il grottesco show di Tagliavento.

La galleria degli orrori viene inaugurata verso la fine del primo tempo, con il Milan meritatamente in vantaggio grazie al gol di classe e astuzia del grande ex Montolivo al 14’ e la Fiorentina in affanno come raramente si era visto al Franchi quest’anno. Sugli sviluppi di una ripartenza rossonera, Tomovic allarga il braccio e stende El Shaarawy lanciato in corsa (foto by InfoPhoto): ostruzione robusta, forse da giallo, ma mai da rosso, come quello sventolato da Tagliavento (che, peraltro, fino a quel momento aveva adottato un metro assai permissivo). Fiorentini furibondi e con più di una ragione.

Nella ripresa, ecco il crescendo rossiniano. Pochi minuti dopo il raddoppio del Milan (zampata di Flamini), l’arbitro regala un rigore ai viola sul quale sono impresse a fuoco le parole “emotività” e “compensazione”: non c’è alcun fallo di Nocerino su Llajic. Altri sei minuti e l’abisso di confusione in cui è precipitato Tagliavento produce un secondo rigore per la Fiorentina, questa volta non del tutto inesistente ma certo generoso (De Sciglio tocca Cuadrado, ma è l’esterno viola a cercare il contatto, trascinando la gamba). Pizarro fa 2-2. Ora che il match è stato traghettato verso il porto più sicuro, ovvero quello di un pareggio che non azzoppa nessuno, Tagliavento prova a blindarlo. Come? Facendo finta di non vedere un clamoroso fallo di mano di Roncaglia in piena area nei minuti di recupero, in una delle rare circostanze prive di attenuanti: non c’è distanza ravvicinata (il pallone proviene direttamente dalla bandierina), non c’è deviazione con altre parti del corpo, non c’è braccio adeso al busto, non ci sono giocatori a guastare la visuale. E vissero tutti beffati e scontenti.

Un disastro totale, che arriva dopo altre sciagure come quelle dei derby di Roma o del gol di Muntari in Milan-Juventus. E stai a vedere che alla fine aveva ragione Mourinho, che durante un Inter-Sampdoria del 2010 (espulsi Samuel e Cordoba), dedicò a Tagliavento il celeberrimo gesto delle manette. Come tutti i figli degli uomini, anche gli arbitri hanno il diritto di sbagliare; come tutti i professionisti, anche gli arbitri hanno il dovere di essere competenti.