Avevamo creduto, sbagliandoci, che il lato peggiore di Fiorentina-Milan si fosse incarnato nella sconsiderata direzione di Paolo Tagliavento, che come un Salomone inversato ha distribuito iniquità a destra e a manca,  isolando in un angolo buio i fatti del campo. Ci sbagliavamo, appunto: il peggio stava accadendo, quasi in contemporanea, nella tribuna d’onore dell’Artemio Franchi, sul palco riservato generalmente a stimati professionisti, autorità politiche, nobiluomini, feudatari e riccastri di ogni genere e araldica.

Nulla riassume meglio lo sconforto che ci assale dell’immagine che raffigura un Adriano Galliani (foto by InfoPhoto), trasfigurato in una maschera attica, che sfancula chi lo stava insensatamente contestando a suon di contumelie, gestacci e lanci di monetine, mentre l’uomo nuovo della politica italiana, alias il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, è impegnato a placare un fanatico che stava provando a scavalcare la balaustra per raggiungere l’amministratore delegato del Milan. Parliamo di uomini adulti, se non proprio di mezza età e oltre, benestanti e di cultura teoricamente medio-alta, che si scannano perché un altro uomo adulto ha sbagliato una valutazione durante una partita di calcio.

Adriano Galliani è stato costretto a lasciare la tribuna e la Fiorentina si è scusata, ma solo a metà: secondo il responsabile della comunicazione viola, Gianfranco Teotino, il dirigente dalla cupola lunare avrebbe avuto la sua fetta di colpa nella gazzarra, poiché “ha quasi bisticciato con un bambino”. Circostanza seccamente smentita da Galliani, ma la cui sola formulazione ci fa appassire i sentimenti. Sia che un uomo di 67 anni abbia davvero litigato con un bimbo, sia che un suo quasi coetaneo si sia inventato l’episodio per screditare il primo, il quadro resta deprimente.

In tutto questo, una guardia del corpo di Galliani è stata colpita a un occhio da una moneta e una mezza dozzina di tifosi eccellenti viola verrà interdetta dagli stadi italiani via Daspo. Follia e miseria del nostro calcio, più che mai specchio di un paese umorale, litigioso e infantile.