Senza amore, LeBron non sarebbe mai tornato a Cleveland per tentare di regalarle il suo primo anello. Senza Love, tuttavia, sarà dura che ci riesca. Questo, in un certo senso, uno dei temi che ci conducono al sesto atto di queste finali NBA 2016, in programma questa notte alla Quicken Loans di Cleveland, che vedrà i Cavs provare a riportare la serie in California e a giocarsi tutto in gara 7 (“le due parole più belle del mondo”, secondo la fortunata definizione di James), mentre Curry e compagni gradirebbero assai chiudere la pratica già in Ohio.

Kevin Love, appunto. Insieme a Kyrie Irving era stato il grande assente delle Finals dello scorso anno, ma quest’anno, con lui in campo, le cose non stanno andando molto meglio. Lo dicono le sue cifre: 8,8 punti e 6 di media a partita, praticamente una miseria, con percentuali drammatiche dal campo (37,1%) e da tre punti (28,6%). Tanto per rendere l’idea, nel resto dei playoff aveva viaggiato con 17,3 punti, 9,6 rimbalzi, 39,1% dal campo e 44,6% da tre punti, mettendo insieme nove doppie-doppie in 14 partite.

La sua serie finale era iniziata discretamente, 17 punti e 13 rimbalzi, ma la commozione cerebrale rimediata in gara 2 gli ha fatto saltare quella successiva e ha probabilmente influito sulle sue brutte prestazioni offensive nelle due successive. Coach Lue è soddisfatto dell’apporto difensivo di Love: “E’ stato grande, ha fatto un sacco di cose positive, e davanti non c’è stato troppo bisogno di lui, visto che quei due (James e Irving, 82 punti in due) stavano facendo qualcosa che non era mai stato fatto prima nella storia NBA“.

Se Lue è la carota, LeBron è il bastone. Il Prescelto sa bene che senza il terzo violino i Cavaliers difficilmente riusciranno a compiere l’impresa di rimontare Curry e company, e dopo l’urlaccio in faccia di gara 5 non le manda a dire al compagno: “Non vogliamo mettergli pressione addosso ma deve giocare meglio, deve essere più aggressivo per aiutarci a rispedire la serie a Oakland“, ha detto il 23. “Credo non veda l’ora che arrivi il momento della sfida. Abbiamo assolutamente bisogno di lui, è un pezzo fondamentale del nostro puzzle“. Perché in ballo non c’è solo il più prestigioso degli anelli, ma anche il futuro del Beach Boy, il cui futuro nella franchigia dell’Ohio non sembra essere più così blindato.