Dopo le amarissime Finals dello scorso anno, i San Antonio Spurs sbaragliano Miami per la terza partita consecutiva e trovano quella vendetta attesa da tempo, pazientemente coltivata lungo una stagione in cui la squadra di Gregg Popovich è riuscita ad assorbire la cocente delusione e mantenersi al vertice della NBA, giocando ancora una volta la miglior pallacanestro della Lega. Spezzata la maledizione degli anni pari, arriva il quinto anello per Pop e Tim Duncan, il quarto per Tony Parker e Manu Ginobili, il primo per Marco Belinelli, unico italiano a riuscire nell’impresa. Il ragazzo di San Giovanni in Persiceto corona un inseguimento lungo partito dalla sua città, Bologna, passato attraverso uno scudetto in Italia con la Fortitudo nel 2005 e diverse esperienze NBA, non tutte facili, tra Golden State, Toronto, New Orleans e, penultima tappa prima di San Antonio, Chicago, dove è diventato davvero grande. Ha giocato molto in stagione regolare, vinto un titolo nella gara del tiro da tre punti all’All Star Game, primo italiano a parteciparvi, e poi meno nei playoff, dove spesso le rotazioni si accorciano. Un peccato, certo, ma ci sarà tempo per lui per trovare sempre più spazio in questa squadra. Con un anello in più al dito…

Battuti dunque 4-1 i Miami Heat. Il tutto a 7 anni di distanza dalla precedente affermazione degli Spurs, una battaglia vinta anche contro il tempo e le critiche di chi, già un lustro fa, non vedeva più futuro in questo gruppo.

LA TIFOSA MALATA CHE COMMUOVE L’AMERICA

Ma mentre tutti si aspettano i Big-Three, è Kawhi Leonard a vincere meritatamente il premio di MVP delle Finals (17.8 punti, 6.4 rimbalzi, 1.6 recuperi, 61.2% dal campo nella serie) grazie a un trittico di partite sbalorditive dopo le difficoltà sofferte nelle prime due gare della serie: il prodotto di San Diego State infila il terzo ventello consecutivo (22 punti, 10 rimbalzi), confermando l’impressione generale della completa sbocciatura di una superstar del futuro, di colui che raccoglierà l’eredità dei mostri sacri che hanno fatto la storia della franchigia texana negli ultimi 15 anni.

Con Tony Parker che sbaglia i primi 10 tiri della partita, mandato completamente fuori giri dalla difesa di James (ma metterà poi 7 dei successivi 8 per chiudere a quota 16), ancora una volta è il gruppo e soprattutto la panchina a fare la differenza per gli Spurs: franati presto sul -16 (6-22) sotto la mitragliata iniziale di LeBron James, i neroargento tengono la testa sulla partita e rimontano di squadra, colpo su colpo, senza strafare. Manu Ginobili (19 punti, 4 assist, 4 rimbalzi) è fondamentale per dare una violenta sterzata alla partita nel secondo quarto, poi è Mills (17 con 6/10 al tiro e 5/8 dalla distanza) a esplodere letteralmente nel terzo periodo, innescando una grandinata di triple che spacca gambe e morale di una Miami già barcollante. Fino a quando la partita ha ancora un senso, il conto dei punti dalla panchina recita 34-4 pro-Spurs. E basterebbe solo questo dato per spiegare tante, tante cose.

Miami, una volta esaurita la vampata iniziale (e che vampata!) di un LeBron James da 17 punti nel solo primo quartoperde la maschera con cui aveva provato a camuffarsi all’inizio con gli adattamenti di Spoelstra (dentro Allen, fuori Chalmers, panchinato fino alla seconda metà del terzo quarto, e squadra totalmente in mano al Prescelto) e torna a essere quella squadra brutta e vuota sia tatticamente che, soprattutto, emotivamente, vista nelle due sconfitte casalinghe. Gli 11 punti realizzati in un secondo periodo disastroso (soltanto 3 per un LeBron con la benzina in calo) sono il dato peggiore in un singolo periodo in tutta la post-season, e con gli Spurs che ricominciano a far girare la palla dopo il 6/21 iniziale e a stringere maggiormente le maglie difensive, la rimonta è inevitabile.

Nel terzo periodo lo spartito non cambia: LeBron è sempre più solo e incupito, e dopo la prevedibile sfuriata iniziale non ha più le energie fisiche e mentali per giocare – e provare a vincere – da solo contro 5. Dwyane Wade è sempre più irriconoscibile con soli 11 punti, 4/12 al tiro, e l’ormai consueta impressione di aver perso quell’esplosività che lo ha reso per diversi anni uno dei giocatori offensivamente più dominanti della Lega, Ray Allen spara a salve (1/8, 5 punti) e Chris Bosh, con la mano spuntatissima (0/5 dall’arco, 6/14 in totale) non riesce ad aprire campo e spazi. Miami segna solamente 4 punti nei primi 6′ della ripresa e si vede massacrata dalle bombe di Mills: così, falliti gli esperimenti di lotta greco-romana con Haslem e Battier, spazzati via da Tim Duncan nel secondo quarto, Spoelstra si gioca la carta della disperazione, sbrinando contemporaneamente Mario Chalmers (che giocherà ironicamente la sua miglior partita della serie, nonostante di partita ce ne sia ben poca…) e Michael Beasley, riattivato al posto di Greg Oden.

Gli Heat rispondono con un mini-parziale che li riporta dal -21 al -14 all’inizio del quarto periodo, costruito anche grazie al naturale rallentamento psicologico degli avversari, ma l’ultimo lumicino di speranza di rimonta viene spento dalla folata di Tony Parker, improvvisamente risvegliatosi dopo tre quarti di litigi con il ferro: Spoelstra richiama James con 6′ ancora sul cronometro, ed è il segno definitivo della resa. Ora, in arrivo un’estate-chiave per entrambe: quali Big-Three resteranno? Chi prenderà altre strade, compresa quella del ritiro?

FINALI NBA GARA 5: SAN ANTONIO SPURS-MIAMI HEAT 104-87

San Antonio: Duncan 14, Diaw 5, Leonard 22, Parker 16, Green 0; Baynes 2, Bonner 0, Splitter 3, Ayres 2, Mills 17, Joseph 0, Belinelli 4, Ginobili 19. All.: Popovich

Miami: Lewis 3, James 31, Bosh 13, Wade 11, Allen 5; Andersen 0, Haslem 2, Battier 0, Jones 0, Beasley 9, Chalmers 8, Douglas 3, Cole 2. All.: Spoelstra.

CLASSIFICHE AL TERMINE DELLA REGULAR SEASON:

EASTERN CONFERENCE                   WESTERN CONFERENCE
1. Indiana 56-26                                    1. San Antonio 62-20
2. Miami 54-28                                       2. Oklahoma City 59-23
3. Toronto 48-34                                   3. LA Clippers 57-25
4. Chicago 48-34                                   4. Houston 54-28
5. Washington 44-38                             5. Portland 54-28
6. Brooklyn 44-38                                 6. Golden State 51-31
7. Charlotte 43-39                                7. Memphis 50-32
8. Atlanta 38-44                                    8. Dallas 49-33
9. New York 37-45                                 9. Phoenix 48-34
10. Cleveland 33-49                              10. Minnesota 40-42
11. Detroit 29-53                                    11. Denver 36-46
12. Boston 25-57                                  12. New Orleans 34-48
13. Orlando 23-59                                 13. Sacramento 28-54
14. Philadelphia 19-63                          14. LA Lakers 27-55
15. Milwaukee 15-67                             15. Utah 25-57

ACCOPPIAMENTI PLAYOFF PRIMO TURNO:

EASTERN CONFERENCE                                              WESTERN CONFERENCE

(1) Indiana - (8) Atlanta 4-3                                            (1) San Antonio - (8) Dallas 4-3
(4) Chicago – (5) Washington 1-4                                  (4) Houston – (5) Portland 2-4
(3) Toronto – (6) Brooklyn 3-4                                       (3) LA Clippers - (6) Golden State 4-3
(2) Miami -  (7) Charlotte 4-0                                         (2) Oklahoma City - (7) Memphis 4-3.

SEMIFINALI DI CONFERENCE:

(1) Indiana-(5) Washington  4-2                                            (1) San Antonio     -(5) Portland       4-1

(2) Miami   -(6) Brooklyn    4-1                                            (2) Oklahoma City-(3) LA Clippers  4-2

FINALI DI CONFERENCE:

(1) Indiana-(2) Miami 2-4                                                        (1) San Antonio-(2) Oklahoma City 4-2

FINALE NBA:

(1) San Antonio Spurs- (3) Miami Heat 4-1

PLAYOFF, REGOLAMENTO, ACCOPPIAMENTI, CLASSIFICHE COMPLETE