La sensazione strettamente personale è che senza l’infortunio di gara 1, nel quarto periodo, nonostante una grande prova di San Antonio, LeBron James avrebbe condotto alla vittoria Miami già nel primo atto della Finale NBA 2014 tra Spurs e Miami. Conta quel che conta, cioè niente. Ma in gara 2 ecco che il miglior giocatore di basket del mondo ha dato una dimostrazione di onnipotenza francamente unica, portando gli Heat sull’1-1.

LA TIFOSA MALATA CHE COMMUOVE L’AMERICA

Tripla a bersaglio, canestro dalla media senza ritmo e altra tripla a segno in step-back in faccia a Kawhi Leonard allo scadere dei 24″: 8 punti in 51″soltanto un momento della partita di LeBron James, certo, ma probabilmente quello più importante, quello in cui, con un personalissimo 8-0, tramuta un +6 che sembra poter dare inerzia agli Spurs in un +2 Miami che gela l’AT&T Center, e non soltanto perché, questa sera, l’impianto dell’aria condizionata è perfettamente funzionante.

Dopo aver lottato ed essere uscito sconfitto dai crampi in gara-1 e aver cominciato gara-2 con il motore un po’ ingolfato (solo 2 punti e 1/4 nel primo quarto), il Prescelto si scatena dopo la prima pausa sciorinando una prestazione di pura onnipotenza da 35 punti (14/22 dal campo e un perfetto 3/3 dall’arco), 10 rimbalzi, 3 assist e 2 palle recuperate, ma i numeri, ancora una volta, non dicono abbastanza: la verità è che, oggi come non mai, con LeBron in campo Miami è un certo tipo di squadra, con lui in panchina, invece, è sempre sinistramente uguale a quella che si è fatta letteralmente asfaltare nei 5′ finali della prima partita della serie. O meglio, con lui in campo da 4 tattico e un quintetto leggero con Bosh da centro, è un certo tipo di squadra che somiglia tanto a quella buona per il Three-Peat.

Ma se la partita procede per larghissimi tratti a folate, con gli Spurs a rispondere di collettivo alle fiammate di James, alla fine è decisivo proprio Chris Bosh (18 punti, 6/11 al tiro): sua la tripla, pesantissima, segnata dopo averne sbagliata una identica dalla stessa posizione, per dare il vantaggio agli Heat a 1’17″ dalla sirena (93-95), e sua l’azione che chiude i giochi, con la penetrazione dal perimetro con cui batte facilmente un Tim Duncan stanco e fuori posizione, servendo poi l’assist per un comodo appoggio di Dwyane Wade, obiettivamente menzionabile per poco altro oltre al canestro che vale il match-point (14 punti con 5/9 al tiro e 5 palle perse, molto sottotono per lungi sprazzi della gara).

Funzionale anche Rashard Lewis, che copre le sue difficoltà difensive allargando bene il campo (14 punti, 3/7 dalla distanza), così come fondamentale l’apporto di Ray Allen (9 punti, 4/7) da una panchina che, in termini realizzativi, offre ancora una volta poco o nulla. Emblematico, però, il 53% complessivo dal campo con cui gli Heat chiudono la partita: il “Pace-and-Space” di Spoelstra, se praticato con queste spaziature (e soprattutto con questo James, oggi in grado di segnare tanti canestri da fermo senza ritmo) e quintetti leggeri che aprono l’area costringendo San Antonio a snaturare i suoi assetti difensivi, funziona per davvero.

Gli Spurs, dal canto loro, dopo aver dato l’impressione di poter azzannare la partita già in avvio (30-19 dopo i primi 14′ di gioco) e di rifarlo alla metà del terzo, sprecano tantissimo con un secondo periodo di bassissima qualità offensiva, segnato da tanto nervosismo e da una qual certa sensazione di voler accelerare a tutti i costi le cose per provare a vincere tutto e subito, con uno 0/4 dalla lunetta dopo uno scellerato fallo antisportivo di Chalmers su Parker, e con un finale gestito malissimo da un Manu Ginobili che sbaglia tutto lo sbagliabile, gettando prima il pallone in tribuna cercando una linea di passaggio impossibile per Tim Duncan, e prendendosi poi una tripla forzata in step-back che fa soltanto risuonare il ferro. Certo, poi resta sempre il discorso James, che frustra a più riprese le difese – peraltro spesso ottime – di Leonard e Diaw, infliggendo una serie di durissimi colpi psicologici che, alla lunga, tendono a farsi sentire.

Mentre Tim Duncan (18 punti, 15 rimbalzi, prima parte di gara spettacolare, ma vistosamente calato a livello fisico nella ripresa) mette a referto la sua 157esima doppia-doppia dei playoff pareggiando il record ogni epoca di Magic Johnson, il nostro Marco Belinelli fatica dopo la buona gara-1: sguinzagliato presto da Popovich per i problemi di falli di Green e Leonard, chiude con soli 3 punti (1/5 al tiro) in 22′, mancando totalmente di efficacia offensiva.

 Martedì notte la serie si sposta a Miami: gli Heat potrebbero anche mettere una grossa ipoteca difendendo un campo ancora inviolato in questa post-season (8-0 finora), soprattutto se James dovesse continuare a essere questo, ma questa serie ha dato troppi segnali di equilibrio totale per essere ridotta in maniera così semplicistica.

FINALI NBA 2014, GARA 2: SAN ANTONIO SPURS-MIAMI HEAT 96-97

SAN ANTONIO: Duncan 18, Leonard 9, Splitter 2, Parker 21, Green 9; Bonner 0, Diaw 7, Mills 8, Ginobili 19, Belinelli 3. N.e.: Baynes, Ayres, Joseph. All.: Popovich.

MIAMI: Lewis 14, James 35, Bosh 18, Chalmers 5, Wade 14; Andersen 3, Haslem 0, Jones 0, Cole 0, Allen 9. N.e.: Oden, Douglas, Battier. All.: Spoelstra.

CLASSIFICHE AL TERMINE DELLA REGULAR SEASON:

EASTERN CONFERENCE                   WESTERN CONFERENCE
1. Indiana 56-26                                    1. San Antonio 62-20
2. Miami 54-28                                       2. Oklahoma City 59-23
3. Toronto 48-34                                   3. LA Clippers 57-25
4. Chicago 48-34                                   4. Houston 54-28
5. Washington 44-38                             5. Portland 54-28
6. Brooklyn 44-38                                 6. Golden State 51-31
7. Charlotte 43-39                                7. Memphis 50-32
8. Atlanta 38-44                                    8. Dallas 49-33
9. New York 37-45                                 9. Phoenix 48-34
10. Cleveland 33-49                              10. Minnesota 40-42
11. Detroit 29-53                                    11. Denver 36-46
12. Boston 25-57                                  12. New Orleans 34-48
13. Orlando 23-59                                 13. Sacramento 28-54
14. Philadelphia 19-63                          14. LA Lakers 27-55
15. Milwaukee 15-67                             15. Utah 25-57

ACCOPPIAMENTI PLAYOFF PRIMO TURNO:

EASTERN CONFERENCE                                              WESTERN CONFERENCE

(1) Indiana - (8) Atlanta 4-3                                            (1) San Antonio - (8) Dallas 4-3
(4) Chicago – (5) Washington 1-4                                  (4) Houston – (5) Portland 2-4
(3) Toronto – (6) Brooklyn 3-4                                       (3) LA Clippers - (6) Golden State 4-3
(2) Miami -  (7) Charlotte 4-0                                         (2) Oklahoma City - (7) Memphis 4-3.

SEMIFINALI DI CONFERENCE:

(1) Indiana-(5) Washington  4-2                                            (1) San Antonio     -(5) Portland       4-1

(2) Miami   -(6) Brooklyn    4-1                                            (2) Oklahoma City-(3) LA Clippers  4-2

FINALI DI CONFERENCE:

(1) Indiana-(2) Miami 2-4                                                        (1) San Antonio-(2) Oklahoma City 4-2

FINALE NBA:

(1) San Antonio Spurs- (3) Miami Heat 1-1

PLAYOFF, REGOLAMENTO, ACCOPPIAMENTI, CLASSIFICHE COMPLETE