Marco Belinelli da San Giovanni in Persiceto (foto InfoPhoto), provincia di Bologna, è il primo cestista italiano a giocare le Finali NBA! Lo farà nei prossimi giorni con la maglia dei San Antonio Spurs contro i Miami Heat di LeBron James, per la rivincita dell’ultimo atto 2013.

Sinceramente, la finale più giusta e la più pronosticabile alla vigilia della Regular Season, con gli Spurs dominatori più o meno sempre in stagione, senza troppi momenti difficili, arrivati però nei playoff, soprattutto al primo turno contro Dallas; Wade e compagni invece hanno fatto l’esatto contrario, faticando un pochino da ottobre ad aprile, per poi cambiare marcia nella post season. Tutti abbiamo ancora negli occhi la finale 2013, una delle più belle in assoluto, andata a gara 7, ma decisa, di fatto, alla sesta partita, con gli Heat sotto di sei a pochi secondi dalla fine e capaci di agguantare il supplementare decisivo con due triple di James e Allen. Anche gara 7 in realtà è stata molto combattuta e si è decisa solo negli ultimi minuti, ma certo quella sesta partita ha cambiato le sorti dell’ultimo campionato.

Oggi gli Spurs si ritrovano con più profondità nel roster, certamente la “rabbia” non ancora smaltita per un quinto titolo NBA svanito in maniera rocambolesca un anno fa e dunque tutte le carte in regola per riuscire nell’impresa; gli Heat sono più o meno gli stessi, sembrano sinceramente inarrestabili, hanno un Bosh più produttivo in attacco, soprattutto dalla distanza, tanti tiratori alternabili (Battier, Lewis, Allen, anche Jones, volendo), ma soffrono il sistema di gioco di Popovich. Potremo assistere a un’altra “battaglia” leggendaria, a patto che Tony Parker sia al 100%. L’unica differenza rispetto a un anno fa, non di poco conto, è che questa volta il vantaggio del fattore campo premia la Franchigia texana.

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MIAMI - Come i Boston Celtics di Larry Bird e i Lakers di Magic Johnson. I Miami Heat conquistano il loro posto nell’Olimpo NBA, prima squadra dal 1987 ad andare a giocarsi l’anello per quattro anni consecutivi. Un’impresa che ha il volto sorridente di LeBron James e Dwyane Wade, i campioni che scegliendo assieme a Chris Bosh di formare un trio con un solo obiettivo, vincere, ha creato la dinastia che caratterizzerà per sempre l’Nba degli anni Dieci del terzo millennio. “Ma non diamo questo momento per scontato, anche perché abbiamo ancora del lavoro da fare” raccontano in coro le due star, dopo aver alzato per il quarto anno consecutivo il trofeo di campioni della Eastern Conference. “Ci siamo sacrificati come individui per arrivare a questo momento, ma abbiamo lavorato come squadra per vincere” racconta Wade, che si giocherà le quinte Finals della carriera. Per Frank Vogel, il coach dei Pacers spazzati via in gara-6, questi Heat sono come i Chicago Bulls degli anni Novanta e LeBron James è il loro Michael Jordan.

Miami è tornata alle Finals dopo aver spazzato via Charlotte nel primo turno (4-0), concesso solo una vittoria a Brooklyn prima di “mettere a riposo”, per usare le parole di Wade, i vecchi rivali Paul Pierce e Kevin Garnett, e poi sconfitto i Pacers, la squadra che durante la stagione ha sfidato apertamente il dominio Heat tanto da chiudere la Eastern Conference al primo posto. “La regular season è stata dura per noi - racconta LeBron -, ma ho sempre creduto che se fossimo riusciti ad essere tutti sani e in forma, potevamo guadagnarci ancora le Finals indipendentemente dal nostro piazzamento in regular season. Ai miei compagni ho sempre detto che stavolta sarebbe stato diverso, che dovevamo concentrarci sulle vittorie esterne per passare il turno. E tutti hanno accettato la sfida. Ovviamente avevamo il vantaggio del campo nei primi due turni, ma sapevamo che se avessimo affrontato Indiana avremmo dovuto vincere fuori casa per batterli. E ce l’abbiamo fatta”.

OKLAHOMA CITY-SAN ANTONIO SPURS, GARA 6: una partita pazzesca, dalle mille emozioni regala agli Spurs il titolo della Western Conference e a Marco Belinelli la prima finale Nba di un giocatore italiano. San Antonio mostra un carattere incredibile andando a vincere una gara che si era complicata tantissimo a causa del problema alla caviglia sinistra che ha costretto Tony Parker a gettare la spugna prima dell’inizio della ripresa. Senza il suo giocatore più importante San Antonio tira fuori dal cilindro una prestazione da applausi e riesce ad avere la meglio al supplementare.

 Popovich non cambia e rigioca la carta Matt Bonner. Gli Spurs provano a partire con il piede giusto, ma i padroni di casa con un parziale di 13-2 prendono subito il comando delle operazioni. Durant e Westbrook ricevono una aiuto fondamentale da un ottimo Reggie Jackson, San Antonio non riesce a trovare ritmo dalla lunga distanza (fallirà le sue prime otto triple) ma resta attaccata ai Thunder grazie ai rimbalzi offensivi. Anche in gara-6 l’impatto di Boris Diaw, forse il vero Mvp della serie, è devastante. Il francese con la sua sublime intelligenza cestistica diventa la vera spina nel fianco della difesa di Okc. Gli Spurs però non riescono a contenere Westbrook e Jackson, i Thunder così chiudono il primo tempo in crescendo e vanno al riposo avanti di sette lunghezze.
All’inizio della ripresa arriva la notizia che sembra poter cambiare gli equilibri della serie. Tony Parker resta negli spogliatoi a causa di un problema alla caviglia sinistra. Popovich non si scompone, fa partire in quintetto Cory Joseph e chiede un maggior movimento di palla. Gli Spurs anche senza il loro playmaker giocano con una personalità straordinaria nel terzo quarto e in attacco fanno sempre la cosa giusta. Leonard trova ritmo e le sue giocate permettono a San Antonio di riprendere Oklahoma City. Lo stesso Joseph fa il suo, poi con l’ingresso di Diaw la squadra texana scappa via. Durant prova a caricarsi sulle spalle l’attacco dei Thunder ma gli Spurs continuano a trovare il canestro, arrivano al +6 e con una giocata da quattro punti (se ne sono viste parecchie in questi playoff) di Green allo scadere del terzo periodo toccano il vantaggio in doppia cifra. Gli ospiti scappano al +12, Oklahoma City risponde la solita coppia Westbrook-Durant. Popovich mostra tutta la fiducia che ripone in Marco Belinelli inserendolo in un momento cruciale del match e il bolognese lo ripaga con una tripla e un paio di eccellenti giocate difensive. Beli e il resto degli Spurs continuano a muovere bene il pallone in attacco per sfruttare i mismatch, Okc però, sospinta dal suo caldissimo pubblico, torna sotto e nel finale riesce a riprendere gli ospiti.
Uno scellerato turnover di Green, con gli Spurs sul +4, a 1’43’’ dalla sirena permette a Westbrook di dimezzare le distanze, quattro punti consecutivi di Durant poi, intervallati da un clamoroso errore della terna che non vede un chiaro “goaltending” sulla conclusione di Ginobili, riportano davanti i Thunder. Ci pensa Manu Ginobili con una tripla da cinema a 27’’ dalla fine a zittire la Chesapeake Arena, l’inaspettato turnover di KD poi regala all’argentino due liberi pesantissimi. Ginobili ne realizza solo uno, Westbrook ringrazia, va in lunetta e pareggia i conti. Nell’ultimo possesso Popovich chiede un’invenzione a Manu Ginobili ma la sua conclusione non trova la retina.
Si va all’overtime e a salire in cattedra ci pensa il giovane 38enne degli Spurs. Tim Duncan porta a scuola Ibaka in post e con il suo settimo punto consecutivo regala il +3 alla squadra texana a 19’’ dalla sirena. Okc sulla rimessa costruisce un discreto tiro ma Durant dalla lunga distanza trova solo il ferro. I liberi di Diaw così fanno calare il sipario su un match davvero splendido e regalano agli Spurs la rivincita con Miami.

LA TIFOSA MALATA CHE COMMUOVE L’AMERICA

CLASSIFICHE AL TERMINE DELLA REGULAR SEASON:

EASTERN CONFERENCE                   WESTERN CONFERENCE
1. Indiana 56-26                                    1. San Antonio 62-20
2. Miami 54-28                                       2. Oklahoma City 59-23
3. Toronto 48-34                                   3. LA Clippers 57-25
4. Chicago 48-34                                   4. Houston 54-28
5. Washington 44-38                             5. Portland 54-28
6. Brooklyn 44-38                                 6. Golden State 51-31
7. Charlotte 43-39                                7. Memphis 50-32
8. Atlanta 38-44                                    8. Dallas 49-33
9. New York 37-45                                 9. Phoenix 48-34
10. Cleveland 33-49                              10. Minnesota 40-42
11. Detroit 29-53                                    11. Denver 36-46
12. Boston 25-57                                  12. New Orleans 34-48
13. Orlando 23-59                                 13. Sacramento 28-54
14. Philadelphia 19-63                          14. LA Lakers 27-55
15. Milwaukee 15-67                             15. Utah 25-57

ACCOPPIAMENTI PLAYOFF PRIMO TURNO:

EASTERN CONFERENCE                                              WESTERN CONFERENCE

(1) Indiana - (8) Atlanta 4-3                                            (1) San Antonio - (8) Dallas 4-3
(4) Chicago – (5) Washington 1-4                                  (4) Houston – (5) Portland 2-4
(3) Toronto – (6) Brooklyn 3-4                                       (3) LA Clippers - (6) Golden State 4-3
(2) Miami -  (7) Charlotte 4-0                                         (2) Oklahoma City - (7) Memphis 4-3.

SEMIFINALI DI CONFERENCE:

(1) Indiana-(5) Washington  4-2                                            (1) San Antonio     -(5) Portland       4-1

(2) Miami   -(6) Brooklyn    4-1                                            (2) Oklahoma City-(3) LA Clippers  4-2

FINALI DI CONFERENCE:

(1) Indiana-(2) Miami 2-4                                                        (1) San Antonio-(2) Oklahoma City 4-2

FINALE NBA:

(1) San Antonio Spurs- (3) Miami Heat

PLAYOFF, REGOLAMENTO, ACCOPPIAMENTI, CLASSIFICHE COMPLETE