Di fronte al blasone, la tradizione, la storia di club entrati di diritto nella leggenda del calcio europeo al Siviglia sono bastati 10 anni per conquistare gloria e onori e compiere l’ingresso nel mito di tali squadre che hanno fatto la storia di questo sport. Battendo in finale di Europa League a Basilea il Liverpool per 3-1, il Siviglia ha conquistato di fatto un primato davvero storico, ovvero quello di essere il primo club ad aver vinto per tre anni consecutivi l’ambito trofeo. Nessuno come gli andalusi. E nessuno come il Siviglia ha messo in carniere ben 5 titoli di Europa League nella storia (ivi compresa la vecchia Coppa Uefa). E va assolutamente ribadito il lasso di tempo così breve che va per l’appunto dal 2005/2006 (anno della conquista del primo titolo, in finale ad Eindhoven contro il Middlesbrough).

Siviglia dunque dominatore di un’intera decade europea, che può vantare tra l’altro un altro record come quello di non aver mai perso una finale nella competizione realizzando un en plein da favola. Primato che in Europa League apparteneva anche al Liverpool (che non vince il trofeo dal 2001) nelle tre finali raggiunte e fatte proprie nel ’73, ’76 e, appunto, 2001. Chi invece di finali perse, purtroppo, se ne intende è proprio il tecnico dei Reds Jürgen Klopp già soprannominato in patria e attraverso il sarcasmo dei social network Jürgen Flop, avendone perse cinque su cinque e avendo accarezzato nel 2013, quella più importante, il sogno di conquista della Champions League contro gli acerrimi rivali del Bayern Monaco.

Ma la cosa più strana e allo stesso tempo sensazionale è stato proprio il match del St. Jakob-Park a Basilea. Una classica partita dai due volti con un Liverpool (e di conseguenza il Siviglia) Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Nei minuti iniziali sono gli spagnoli ad aggredire in massa con il Liverpool frastornato che sembra sopraffatto più a livello emotivo che dagli avversari. Reds che poi si scrollano di dosso il torpore dato dalla sindrome da grande evento entrando nel vivo del match e sgusciando fuori dalla propria area. L’undici di Klopp riesce a praticare il suo gioco “alare” e verticale anche se molte delle sue stelle come Firmino, Lallana e Coutinho non riescono a brillare, offuscate dai mastini andalusi che le seguono come ombre. Ci pensa quindi Sturridge a illuminare di rosso Basilea con un lampo mancino scagliato sontuosamente con l’esterno del piede dall’estremità destra dell’area difesa dal Siviglia.

Iberici che sembrano frastornati dallo strapotere avversario e che rischiano seriamente di capitolare in seguito a due episodi di fallo di mani in area limpidi come il sole, e che solo la cecità arbitrale dei direttori di gara – lo svedese Jonas Eriksson e colleghi – non riesce a vedere. Due episodi che condizioneranno inevitabilmente l’esito finale della gara e che avrebbero potuto far scrivere tutt’un’altra storia. Ma va anche elogiata la capacità del Siviglia di reagire – in quel momento – serrando i ranghi, senza scoprirsi ed esporsi troppo alle ripartenze micidiali degli avversari, andando al riposo su un 1-0 che di fatto li stava graziando.

Poi il gol istantaneo del pareggio in apertura di ripresa ha cambiato tutto. La combinazione Mariano-Gameiro a 20 secondi dall’inizio del secondo tempo, preludio ancor più bello a quella della rete del vantaggio firmata dal capitano Coke dopo un uno-due strepitoso tra Vitolo e Banega, per il Liverpool è un autentico shock. La squadra di Klopp non riesce a farsi una ragione dell’evento nefasto e del vento inevitabilmente cambiato della partita. L’assetto si sfalda, la struttura si decompone, la squadra si allunga mentre il Siviglia sale in cattedra e affonda i suoi colpi rimanendo sempre estremamente corto e compatto. Banega è un satrapo del centrocampo, detta ritmi e spazi per le manovre. Fa quello che vuole con un Emre Can (ri)mandato a lezione di centrocampismo che non riesce mai a tenere sotto controllo l’avversario. Nessuno riesce a dare la scossa, né il veterano Millner né i subentrati Allen, Benteke e il piccolo fenomeno Origi, ancora intrappolato dai dolori della caviglia. Arriva anche il terzo gol della definitiva capitolazione dopo una sfortunata carambola che fa recapitare la palla all’onnipresente Coke. Un incubo dal quale il Liverpool non riesce più a uscire, un sogno che invece per il Siviglia di Unai Emery prosegue ininterrottamente senza risveglio.