A una ventina di giorni malcontati dall’inizio dei Mondiali di calcio di Brasile 2014, la FIFA spegne 110 candeline. Era il 21 maggio del 1904, infatti, quando la Fédération Internationale de Football Association fu fondata a Parigi, per la precisione in Rue Saint Honore 229, presso gli uffici della Union Française de Sports Athletiques, alla presenza dei rappresentanti di sette nazioni: Francia, naturalmente, Belgio, Svizzera, Danimarca, Olanda, Svezia e Spagna, con la Germania che si unì il giorno seguente. Il primo presidente della neonata FIFA fu il giornalista francese Robert Guerin, a cui andava il merito dell’iniziativa, presa più che altro per bypassare la boriosa ostilità degli inglesi e del loro International Board.

Benché la FIFA fosse sorta accettando in toto il regolamento stabilito dalla Football Association, i cosiddetti maestri impiegarono ben 4 anni per degnarsi di accettare l’invito di Guerin ed entrare nella federazione (la FIGC vi entrò nel 1905), salvo poi uscirvi nel 1928 e farvi ritorno soltanto dopo la guerra. Il primo evento organizzato dalla FIFA fu il torneo di calcio delle Olimpiadi del 1908, ma già negli anni Venti divenne chiaro che l’ambito olimpico era ormai troppo stretto per la crescente popolarità del calcio. E così, nel 1928, l’esecutivo FIFA riunito ad Amsterdam decise per la creazione di un nuovo torneo: il Mondiale di calcio. L’idea fu di Jules Rimet, presidente dal 1921 al 1954, che spinse anche per l’assegnazione della prima edizione all’Uruguay, che stava festeggiando il centenario della sua indipendenza e che per l’occasione si era regalato uno stadio da 90mila posti, il più grande al mondo fuori dalla Gran Bretagna. L’organizzazione fu complicata, i rifiuti furono molti (a partire da quelli di Inghilterra e Italia, i primi per spocchia, i secondi per scelta del regime), ma il successo fu straordinario. Due anni più tardi, la sede fu spostata a Zurigo, dove si trova ancora adesso.

Oggi, a distanza di 110 anni e 19 edizioni del Mondiale, la FIFA (209 nazioni affiliate, 16 in più dell’ONU) e il suo figlio prediletto sembrano più in salute che mai. E fa niente se anche il boss Blatter lo è a tal punto da riconsiderare una sua ricandidatura.