Spunta Gianni Infantino, segretario generale dell’Uefa, tra le candidature in vista delle imminenti elezioni presidenziali della Fifa, investita dal terremoto dei casi di corruzione. Così ecco che l’Uefa, dopo la sospensione di Michel Platini comminata dal Comitato Etico del massimo organo di governance mondiale del calcio per un presunto pagamento illecito ricevuto da Joseph Blatter, si cautela – considerando l’emorragia di consensi filo-Platini da parte di alcune federazioni in seguito all’indagine della Prcoura svizzera – proponendo una sorta di “terzo incomodo” tra Roi Michel e lo stesso Blatter. La decisione, che attende di essere ufficializzata nel corso delle prossime ore, è stata anticipata dalla Uefa alle federazioni affiliate.

Un nome, quello dell’avvocato italo-svizzero, al di sopra di ogni sospetto o polemica il quale si sarebbe già attivato incontrando i dirigenti della Federazione asiatica (AFC) a Doha. Naturalmente per sancire a pieno titolo la candidatura di Infantino, Platini dovrebbe ritirare la sua, momentaneamente in sospeso a causa della sanzione ricevuta. Il presidente dell’Uefa però, nonostante la delicata situazione con la Procura svizzera, ha già annunciato di voler continuare come candidato nella corsa presidenziale.

Nel frattempo chi ha ufficializzato la propria candidatura senza alcun tipo di remora o problema d’immagine è lo sceicco del Bahrein Salman ben Ibrahim Al Khalifa, patron del calcio asiatico. Presidente della confederazione asiatica dal 2013, vice-presidente della Fifa e membro della famiglia reale del Bahrein, Al Khalifa è stato uno dei più forti sostenitori della candidatura e della conseguente attribuzione al Qatar dei Mondiali del 2022. Attribuzione la cui procedura, va ricordato, è tuttora oggetto d’indagine della Procura svizzera.