Nell’affaire Fifa Gate il presidente Joseph Blatter si era definito “tranquillo perché estraneo alle accuse di corruzione” ma è chiaro che a finire nell’occhio di un ciclone che sta scuotendo pericolosamente le fondamenta di un’istituzione divenuta potenza economico-politica planetaria e, conseguentemente l’intero mondo del calcio, è proprio il suo numero uno. La commissione d’inchiesta istituita dal Dipartimento di Giustizia statunitense che ha aperto l’indagine arrestando importanti esponenti della Fifa sta arrivando anche a Blatter mettendo a rischio le elezioni presidenziali nelle quali lo svizzero 79enne figura nuovamente tra i candidati.

Rieletto per ben tre volte dopo l’elezione che l’8 giugno del 1998 lo condusse per la prima volta sul soglio presidenziale della Fifa, a ridosso dei Mondiali di Francia, accusato anche allora senza mezzi termini di aver corrotto alcuni membri per ottenere il voto a favore e alla vigilia dell’ennesima elezione (la quinta) c’è però chi come Greg Dyke, presidente della Federazione del calcio inglese (FA),a fronte di uno storico pieno zeppo di precedenti, di un nuovo scandalo in atto e della terrificante questione degli operai ridotti in schiavitù in Qatar (per la costruzione dei nuovi stadi in vista dei Mondiali del 2022), chiede a gran voce le dimissioni del presidente della Fifa: “Blatter si deve dimettere” ha tuonato Dyke su tutti i tabloid britannici.

Non c’è modo di restaurare la fiducia nella Fifa se Blatter resta al suo posto“, ha avvertito Dyke. “Deve andarsene rassegnando le dimissioni oppure non deve essere votato o altrimenti occorre trovare una terza via per cacciarlo“. Membri e funzionari della Fifa intanto sono riuniti a Zurigo come se niente fosse successo in vista delle elezioni per il nuovo presidente, per ora confermate nonostante le pressioni attuate dall’Uefa al fine di posticiparne la data, pena il già annunciato boicottaggio.