Subito dopo la ri-elezione a presidente della Fifa, il quinto mandato (2015-2019) consecutivo che segue 17 anni di permanenza al vertice assoluto del massimo organo di governo del calcio mondiale, il 79enne Joseph Blatter pur mandando chiari ed inequivocabili segnali di autoritaria leadership ora e nei quattro anni a venire, non se l’è sentita di esprimere a caldo tutto il suo risentimenti nei confronti di chi nei giorni precedenti le elezioni ha tentato in tutti i modi di destabilizzarlo ovvero figure precise come il presidente della Federcalcio inglese Greg Dyke e il presidente dell’Uefa Michel Platini, i quali avevano invocato a gran voce le sue dimissioni. In mattinata però, raggiunto a Zurigo nella sede del 65° congresso della Fifa dai microfoni della RTS svizzera ha rilasciato esplicite dichiarazioni contro l’organo federale del calcio europeo:

“C’è un odio che non viene soltanto da una persona, ma da un’organizzazione, l’Uefa, che non ha capito che nel 1998 sono diventato presidente”

Nel corso dell’intervista Blatter ha poi speso poche ma significative parole all’indirizzo di Platini: “Platini? Perdono tutto il mondo, ma non dimentico“.

Dopodiché il rieletto presidente ha specificato che una delle priorità del suo nuovo mandato sarà quella di riorganizzare l’esecutivo della Fifa mediante una riforma atta a ridistribuire posti alle confederazioni all’interno – per l’appunto – del comitato esecutivo, in maniera tale da irrobustire quelle federazioni che, ritenute da Blatter importanti (quelle che poi lo hanno votato) come Oceania, Africa e Asia, ancora non dispongono di sufficienti posti assegnati. Intanto il New York Times riferisce che la maxi inchiesta anti-corruzione condotta dal Dipartimento di Giustizia statunitense prosegue e che Richard Weber, responsabile delle indagini penali dell’Irs (Internal revenue service), la finanza Usa, si dice “abbastanza convinto che ci saranno nuove incriminazioni e altri arresti“, anche se non ha specificato nulla circa il coinvolgimento diretto di Blatter.