L’anno sabbatico di Federica Pellegrini, ritorno alle gare, la riunione con Philippe Lucas e la separazione da Filippo Magnini. Attorno alla Federica nazionale ci sono mille discussioni, mille visuali. Leonardo.it ha intervistato, in esclusiva, Massimiliano Rosolino, già campione del Mondo e Olimpico, il quale ha detto la sua sulle scelte prese finora dalla Pellegrini: “Io inizialmente il suo anno sabbatico non condividevo, ma poi ho capito che effettivamente la strada per le Olimpiadi di Rio de Janeiro è molto lunga. Lei ha ancora molto potenziale, ma il problema è che ora, questo potenziale, ce l’hanno in tante. La concorrenza è fortissima. Quest’anno Federica ha ottenuto un buon crono, ma è stata la medaglia la cosa importantissima. Lei ci ha viziato nell’avere il rush finale o il colpo ad effetto, Ma tra tre anni non sarà possibile preparare una gara e farne anche un’altra, bisognerà concentrarsi solo su una”.

Chiaro il riferimento al doppio impegno di Federica sui 200 e 400 metri, impegno che secondo Rosolino non potrà portare avanti: “Però penso che tra Verona e Narbonne (le due città dove si allena, ndA) abba trovato equilibrio. Indubbiamente ha ampliato la sua preparazione a secco con Matteo Giunta, che ha esperienza. E penso che Philippe Lucas sia un ottimo tecnico per Federica. Ancora oggi non capisco perché l’abbia abbandonato proprio nell’anno olimpico; io al posto di Federica andavo sotto casa sua a dire “Io sto qua fino a quando non mi alleni…”. Questo comunque dimostra ancora di più che vince chi è esigente e non si ama”.

Poi sul livello del nuoto italiano: “Ci sono delle belle stelle, ma diventa sempre più complicato. Le ultime Olimpiadi sono state brutte e deludenti per gli addetti ai lavori. Per tre anni abbiamo fatto tutto bene e ci siamo persi nella rifinitura; è come se manca il sale a tavola. Ovviamente non sa di niente. In futuro vedo un’organizzazione a freccia, dove le punte possono essere Paltrinieri e Federica Pellegrini e gli altri dietro ad usare loro per andare avanti, trainati e protetti. Ma sono le seconde leve che devono prendere in mano le fondamenta”. Poi una conclusione personale: “Se potessi fare un’ultima gara d’addio sarebbe il protocollo più figo. Ma se non dovesse succedere pazienza, non mi sento inseguito da nessuno, nessuno mi dice cosa fare”.