BARCELLONA – Lasciatemelo dire dopo una palpitante rimonta (e diretta, su Eurosport HD) alla Pietro Mennea (speriamo l’abbia vista, da lassù): la medaglia conquistata oggi da Federica Pellegrini sugli amati 200sl è (almeno per me) la più bella della sua carriera, anche se non è d’oro, anche se non trascina con sè un primato del mondo (sono undici quelli stabiliti). Intanto urge chiarire un argomento, soprattutto per chi, durante le telecronache, ci intimava spesso di smetterla nel ripetere che si fosse allenata in maniera alternativa rispetto al passato. Ma è la verità: quest’anno la campionessa di Spinea ha deciso lavorare in un altro modo, nuotando “solo” al mattino (quindi con una seduta e meno chilometri totali rispetto al solito) e preparandosi poi fisicamente (tra corsa e palestra) al pomeriggio. E, soprattutto, dedicando la maggior parte degli allenamenti (o almeno, la finalizzazione del lavoro, perché poi comunque molti dei chilometri fatti in acqua si nuotano comunque sempre a stile) al dorso. Quindi, dal punto di vista semplicemente aerobico, della condizione natatoria/atletica, Federica era ben preparata in ogni caso anche nei 200sl, pur nuotando di più a dorso. Semplicemente, sulla “sua” distanza, non ha provato quelli che si chiamano i passi-gara appunto, cioé le varie sezioni della prova stessa ripassati a memoria in ogni minimo particolare. Ma l’allenamento aerobico c’era comunque.

Detto questo. Perché la medaglia più bella? Perché, ne sono convinto da sempre, la primatista del mondo su 200 e 400sl, lo dice la sua storia, dà il meglio di sè quando la sua situazione tecnica è perfettamente chiara e limpida e non ci sono problemi di nessun tipo, anno sabbatico o meno. Non importa che abbia deciso di nuotare a pancia in su, quello che fa la differenza è la certezza del suo futuro, dei programmi da settembre 2013 in poi e soprattutto della guida tecnica, Philippe Lucàs, da oggi fino a Rio de Janeiro 2016. A quel punto, la differenza la fanno la sua classe immensa e la testa da vera agonista, che non si spaventa nel momento della verità.

Pensateci un attimo: dopo le Olimpiadi di Londra, con due quinti posti amari, ma in qualche modo annunciati dai crono della stagione e dalle difficoltà palesate nel trovare una guida tecnica (sempre per lei) credibile, avrebbe potuto ritirarsi, dopo aver vinto comunque tutto, a maggior raggione per le critiche pesanti (e ingiuste) ricevute, salutando la compagnia al grido di: “Sapete cosa c’è? Vi saluto e adesso voglio vedere chi porterà le medaglie“. E invece no. Nulla di tutto questo è avvenuto. Decisione drastica, scelta sicura: si torna con Lucàs, si nuota a dorso per il primo anno tanto per distrarsi un po’, ma senza perdere troppo allenamento, e poi via, da settembre 2013 si ricomincia, anche in Francia, a macinare chilometri. Ebbene, questo è il messaggio più bello inviatoci indirettamente da Federica: mi rimetto in gioco, perché non è ancora arrivato il momento di lasciare il cloro. E attenzione, per noi Lucàs ha un ruolo fondamentale nel suo rilancio: ha lasciato libera Federica di fare quel che desiderava di più nel 2013, anzi, probabilmente le avrà anche detto di prendersi un anno lontano dalle piscine, senza nuotare proprio, prima di ricominciare a fare sul serio. Quanti tecnici avrebbero agito allo stesso modo? Non lo sapremo mai.

Morale: pur nuotando meno (è un dato di fatto) e soprattutto a dorso, Federica è arrivata all’appuntamento importante molto più in forma rispetto all’anno olimpico, è tornata a mettere paura alle sue avversarie solo con la sua semplice presenza, ma, non solo, ha stabilito, oggi, nella finale iridata di Barcellona, nella piscina che ospitò il suo esordio mondiale 10 anni fa, a 14 anni, il primato personale sui 200sl con i costumi in tessuto, 1’55″14 (con passaggi perfetti a 27″40, 56″63 e 1’26″07), migliorando il crono di 1’55″45 con cui conquistò l’oro ai campionati europei di Budapest nel 2010., completando  il grande Slam sulla distanza (oro continentale, iridato, olimpico).

Ora, ognuno è libero di pensarla come vuole. Ma serve rispetto per il coraggio dimostrato, sempre, per la voglia di rimettersi in gioco a qualunque costo, per i sacrifici fatti dall’età di 12 anni (quando ha iniziato a nuotare MOLTO seriamente), per le emozioni che comunque ci regala, in acqua. Tutto questo si capirà meglio solo, è accaduto anche con Alberto Tomba, al momento del suo ritiro, quando una campionessa così non la troveremo più. E’ il destino dei campionissimi nel nostro assurdo, ma pur sempre amato, paese. Per tutto questo, l’argento vinto oggi dietro al fenomeno Franklin e davanti alla fragile Muffat, resta tra i ricordi più belli della sua carriera. Anche per noi, semplici narratori delle sue gesta. Grazie!

Mi viene da piangere – svela Federica appena uscita dalla vasca – Sono allibita. Ci tenevo tanto seppur non avessi particolari aspettative. Sono sorpresa, incredula e felice. Non mi aspettavo di tornare subito sul podio dopo la delusione di Londra. E’ stato un anno di transizione. Dove ho cambiato metodi di allenamento e preparazione fisica e ho nuotato a dorso. Ho deciso di nuotare i 200 con Philippe (Lucas), Matteo (Giunta) e Filippo (Magnini). Li ringrazio, così come ringrazio tutte le persone che mi vogliono bene e mi sono vicine. Questa medaglia è tra le più belle della mia carriera e la dedico a me stessa. Penso di meritarla dopo le polemiche seguite alle Olimpiadi. Ma soprattutto è una medaglia siginificativa – continua la primatista mondiale; sulla distanza già campionessa (2008) e vice campionessa olimpica (2004), due volte campionessa mondiale (2009 e 2011), argento (2005) e bronzo (2007) – Mi trasmette fiducia per il futuro. Consolida le mie scelte e mi dice che ho ancora margini di miglioramento significativi“. Una conferma importante per la veneta di Spinea, che compirà 25 anni lunedì prossimo ed è tesserata per il CC Aniene. “Non potevo impedirle di nuotare i 200 stile libero - sottolinea il tecnico Lucas – Federica sta molto bene fisicamente grazie al lavoro svolto con Matteo Giunta. E’ solidissima di testa. Altrimenti non avrebbe potuto nuotare così, senza allenamento specifico. Nuotare i 200 le viene naturale. Le tattiche sono secondarie. L’importante è lavorare. Poi tutto è possibile. Mi trovo molto bene con lei, lo staff e la Federazione Italiana Nuoto“. Al terzo posto, per la cronaca, si piazza la vice campionessa olimpica Camille Muffat in 1’55″72. A Londra nuotò in 1’55″58. Sarebbe stata dietro Federica. Ed entrambe dietro alla statunitense Allison Schmitt (1’53″61).

L’Italia del nuoto, però, non è solo Federica Pellegrini. In finale mondiale c’erano anche Mattia Pesce nei 50 rana e Gregorio Paltrinieri nei 1500. In semifinale Luca Dotto e Filippo Magnini nei 100 stile libero e Stefania Pirozzi nei 200 farfalla.
Nella finale dei 50 rana Mattia Pesce è ottavo in 27″53. Il campione italiano non è riuscito ad avvicinare il primato personale di 27″32 timbrato agli assoluti indoor di aprile a Riccione. Giustamente c’ha provato. Conosceva i rischi. Sapeva che sarebbe bastato un errore, ma pure che per inseguire i desideri doveva nuotare senza paura. Ha strafatto, andando fuori giri. Resta la finale mondiale. Essere nella top 8. Un importante riconoscimento alla crescita di questo trevigiano, romano d’adozione, che parla e nuota con consapevolezza. Ha vinto il sudafricano Cameron Van der Burgh, già di bronzo nei 100, in 26″77. Il programma pomeridiano è chiuso dagli 800 stile libero con Gregorio Paltrinieri. Il vicecampione europeo nuota in 7’50″29 (1’55″31, 3’54″04, 5’52″76) e non è contento. Come da pronostico vince il cinese Sun Yang in 7’41″36, seguito dallo statunitense Michael McBroom in 7’43″60 e dal canadese Ryan Cochrane in 7’43″70. Gregorio, peraltro campione d’Europa in vasca corta e lunga dei 1500, è sesto. “Ho nuotato sotto tono. Mi aspettavo di abbassare il personale di 7’48″22 invece ho faticato più del previsto – racconta l’azzurro che il 5 settembre compirà 19 anni; tesserato per Fiamme Oro e Coopernuto ed allenato presso il Centro Federale di Ostia dal tecnico federale Stefano Morini – Non ho avvertito buone sensazioni. Mi riesce meglio nuotare al mattino che al pomeriggio. Strano. E’ vero che ho preparato i 1500 e ho saltato la metà degli allenamenti negli ultimi due mesi per gli esami in Polizia e di maturità, ma non vorrei provare le stesse sensazioni nei 1500. Sapevo che era un anno difficile. Che l’importante era mantenere lo stato di forma il più a lungo possibile per dedicarmi totalmente al nuoto dal settembre prossimo. Però continuo a credere in un risultato importante nei 1500. So di essere competitivo e voglio dimostrarlo“.