BARCELLONA – Mi è capitato di intervistare per la prima volta Federica Pellegrini (che ovviamente non si ricorderà più…) quando aveva ancora 16 anni, e io ero solo al secondo anno di lavoro a tempo pieno, post Laurea, a ottobre 2004, dopo la sua splendida medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Atene. Con me, allora, c’era il collega  e amico Matteo Gandini, ora a SportItalia, la andammo a trovare alla DDS di Settimo Milanese, previa accordi con Luca Sacchi. Noi due dietro una scrivania, lei davanti. Era già alta, splendida, ma parlava poco, pochissimo, pur avendo le idee ben chiare su molti argomenti. E ascoltava i Metallica (grandissima), mentre oggi, mi dicono, si carica, pare, con Lady Gaga. Facendo una battuta: meglio allora, decisamente, ma poco male, nessuno è perfetto… Sono passati nove anni, una vita. Moltissime cose sono cambiate (foto InfoPhoto).

Oggi Federica, gestita molto bene dai suoi manager in tutte le sue scelte, parla molto di più, sa cosa dire e come dirlo, sa come rapportarsi con i media, conosce i pro e i contro delle diverse situazioni e, almeno per quanto mi riguarda, è sempre stata gentile e disponibile. Da vincente o da sconfitta. Nel giorno del suo 25esimo compleanno, ieri, si è lasciata andare a una considerazione raccolta, inevitabilmente, da molti media, che va interpretata, e non è facile farlo: “Il bronzo di Gregorio Paltrinieri basta a salvare la situazione? – Cito da uno dei tanti giornali di oggi – Eravamo 31 convocati, sono arrivate 2 medaglie. Lascio a voi giudicare“. E noi ci proviamo, ben sapendo che Federica è tutt’altro che stupida, e sa quello che dice.

Partiamo con l’analisi. La Federazione italiana nuoto, ne abbiamo parlato in diretta anche su Eurosport, alla vigilia dei Mondiali di Barcellona, si era lasciata andare a un pronostico di due medaglie per il nuoto in corsia, esattamente quante arrivate poi (argento Pellegrini 200sl, bronzo Paltrinieri 1500sl). Ma certamente le previsioni sono fatte, in questi casi, un po’ per difetto; è abbastanza facile ipotizzare che se ne aspettasse in realtà quattro, di medaglie, e in effetti sono mancate quelle “possibili” di Fabio Scozzoli e Ilaria Bianchi. E dunque?

Sicuramente Federica non intendeva dire che “bisognava” conquistare più medaglie, perché lei stessa sa perfettamente quanto sia difficile vincerne anche una sola e quanto sia diventato ormai “globale” il mondo delle piscine a livello di nuotatori professionisti. Le medaglie non si comprano al supermercato, sono frutto di lavoro, sacrifici, programmi, impegno, passione e molto altro. Proviamo quindi a interpretare in un’altra ottica il suo pensiero, anche se lo abbiamo già fatto nella nostra analisi post rassegna iridata: è probabile che la vicecampionessa mondiale dei 200sl volesse dire come si debba cambiare qualcosa nella programmazione, si debbano innovare i metodi di allenamento per stare al passo con il mondo. Del resto, guardate la stesse Fede dopo la scomparsa di Castagnetti: ci ha provato con Morini, Bonifacenti, Rossetto, ma i risultati migliori, a livello di medaglie e crono, sono arrivati con un tecnico straniero, Philippe Lucas, e qualcosa vorrà pur dire. Può essere che invitasse indirettamente qualcuno (in realtà lo ha fatto anche direttamente) a seguire la sua scelta… Quindi, primi di tutto serve umiltà, per imparare un pochino dagli altri che nelle ultime due stagioni si sono dimostrati più bravi di noi italiani; secondo, coraggio, magari per andare a nuotare all’estero; terzo ipotizziamo, maggior selezione interna, in modo da portare meno atleti, ma in grado di superare almeno tutti, o quasi, lo scoglio delle batterie in una grande manifestazione, il minimo sindacale. Infine, stiamo sempre ipotizzando cosa passava nella testa di Federica al momento di buttar lì la frase di cui sopra, bisogna capire perché alcuni nostri atleti, pur bravi, già medagliati in passato, seri e preparati, a volte toppano l’evento clou, non riuscendo nemmeno a nuotare i tempi dei rispettivi primati italiani. E per migliorare questa situazione, la strada può essere duplice: affidarsi a un mental coach, o gareggiare sempre più all’estero, in modo da prepararsi come si deve a una gara in mondovisione, con tutti i più i più forti in acqua, e le inevitabili pressioni che sul blocchetto si fanno sentire. E un pubblico numeroso e competente.

Ecco, immaginiamo potessero essere queste le idee di fondo sottointese nelle parole di Federica. Che poi sono molto simili a quelle da noi lanciate qualche giorno fa e che riassumiamo così:

  1. Fondamentale appunto capire perché le nostre altre punte, tranne Pellegrini e Paltrinieri, quindi per esempio Scozzoli e Bianchi, non sono riuscite a ripetere quanto meno il loro miglior crono in assoluto, ovvero a livello di record italiano, che avrebbe garantito loro rispettivamente il bronzo e l’argento tra 100 rana uomini e 100 farfalla donne. Problemi di pressione, testa, scarico, fisico, di testa? Bisogna scoprirlo in fretta per porre rimedio, posto che Fabio e Ilaria restano atleti fortissimi, di livello mondiale, seri e ben preparati.
    Il bilancio azzurro del nuoto in corsia si chiude con due medaglie, 12 finali, 4 primati italiani (Codia nei 50 farfalla, la 4x100sl femminile, Matteo Rivolta nei 100 farfalla, Paltrinieri sui 1500sl), tutto sommato non malissimo: a Shanghai ci furono 10 finali con 5 medaglie, 2 d’oro, ma Federica Pellegrini era al top della carriera come a Roma 2009, nelle sue gare preferite, 200 e 400sl.
  2. Ritorniamo al primo punto: moltissimi azzurri non sono riusciti a passare lo scoglio delle batterie, in alcuni casi anche per sfortuna (1 o 2 centesimi) pur essendo assolutamente nelle loro possibilità. Perché? Ne dovranno discutere con i rispettivi tecnici
  3. Matteo Rivolta vale già oggi il podio mondiale a delfino, sistemando arrivo e virata potrà salirci, intanto può provare a prendersi la corona europea, fra un anno, a Berlino.
  4. Dobbiamo gareggiare ancora di più (e già quest’anno è stato fatto, prima di Barcellona) nei meeting all’estero per prendere confidenza con il clima di gara, gli avversari di tutto il mondo, le tensioni da gestire.
  5. Non mancano i giovani su cui investire, gli ultimi europei jr. l’hanno detto, in attesa dei Mondiali di categoria, a breve. Poi, però, bisognerà saper trasformare un eventuale oro jr in un campione assoluto, e questo non sempre riusciamo a farlo. Dei nomi che già si conoscono, restano assolutamente da elite mondiale Andrea Mitchell D’Arrigo, Gregorio Paltrinieri e Lisa Fissneider, cui sarà chiesto il grande salto di qualità nella prossima stagione, la prima con i doppi allenamenti (mattino e pomeriggio) e dopo la maturità.
  6. Fondamentale allargare il bacino d’utenza dei nuotatori di livello agonistico: banale dirlo, ma Stati Uniti, Cina, Australia e da un lustro anche Francia, trovano almeno un fenomeno a quadriennio olimpico perché hanno investito su impianti e strutture, possono contare su numero molto alto di praticanti e così, ovviamente, è più facile che salti fuori il “campionissimo”.
  7. Bisogna riflettere sulle parole di Martina De Memme, finalista negli 800sl: “Non riusciamo ad avere l’atteggiamento degli americani, che sorridono in camera di chiamata. Per noi, le gare sono un accumulo di tensioni“.
    L’esperienza all’estero può essere altamente consigliata per chi è già ad alto livello e sogna di scalare qualche gradino in cima al mondo.
  8. Ora serve umiltà da parte di tutti, atleti, tecnici, Federazione, per ripartire di slancio dal prossimo triennio: un crescendo di manifestazioni passando per gli Europei di Berlino 2014, i Mondiali di Kazan 2015 e i Giochi di Rio de Janeiro 2016.

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