Un poco con la cabeza de Maradona y otro poco con la mano de Dios“. Così, quel 22 giugno del 1986, Diego Armando Maradona raccontò serafico ai giornalisti come aveva fatto a segnare il gol che aveva aperto le marcature nel 2-1 con cui l’Argentina eliminò l’Inghilterra, volando alle semifinali del mondiale messicano. Forse non sapeva, il Pibe de Oro, che in quel momento stava incidendo nella pietra eterna una delle definizioni più celebri della storia del gioco, la Mano de Dios, giusto corollario a quella che è passata agli annali come la rete irregolare più famosa di sempre. La vicenda la conosciamo tutti: a inizio ripresa di un quarto di finale ancora bloccato sullo 0-0, l’inglese Hodge alzò uno strano campanile verso la propria porta, Peter Shilton andò in uscita alta ma fu anticipato da Maradona, che deviò il pallone in porta con il pugno sinistro. E, a parte gli inferociti giocatori di Sua Maestà, nessuno si accorse di quanto accaduto, tantomeno la terna arbitrale. Ma perché a quasi 30 anni di distanza continuiamo a venerare la memoria di quel gol truffaldino? Ecco 7 buone ragioni, secondo noi:

1) Papa Bergoglio

Quando Jorge Bergoglio salì al Soglio Pontificio, nel marzo del 2013, i giornali di tutto il mondo si sbizzarrirono in calembour attorno alla famosa sentenza maradoniana, la Mano de Dios appunto. E non c’è stato bisogno di alcuna traduzione, tanto era chiaro il parallelo con la prodezza dell’altra grande semidivinità argentina. Ora, quanti gol, regolari o meno, hanno avuto il privilegio di finire accostati all’elezione di un papa?

2) Emorroidi e cammelli

Le annose polemiche arbitrali fanno parte di questo gioco, e sappiamo come si possano trascinare per anni, se non decenni. Tuttavia, quasi sempre i “colpevoli” della svista tendono a non partecipare alla diatriba. Non è questo il caso: la Mano de Dios generò un’autentica faida tra arbitro e guardalinee. L’arbitro tunisino Bin Nasser dapprima si giustificò adducendo un problema di emorroidi (?!), poi iniziò a dar la colpa al guardalinee bulgaro Dotchev, reo di non aver alzato la bandierina. Il bulgaro, ovviamente, rispose per le rime e mettendoci il carico a coppe, di fatto attribuendo l’incapacità di Bin Nasser al fatto di non essere europeo: “Fino a quel momento aveva diretto solo partite tra cammelli nel deserto“. Amen.

3) Diego alla sbarra

E’ il sogno bagnato di ogni piagnucolone del calcio: giustizia giacobina contro chi ruba le partite. L’Associazione nazionale magistrati ha intentato un processo contro Diego Armando Maradona per illecito sportivo e omicidio della lealtà sportiva, naturalmente perpetrati con la Mano de Dios. Il procedimento si è concluso con una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione (vedi, le affinità con un altro unto dal Signore?) e con la condanna per recidiva alla lettura per un anno intero dell’”Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti” di Italo Calvino. Ironia, of course, ma anche simbolo dell’impatto di quella rete nell’immaginario popolare.

4) Ispirazione

Arriverà il giorno in cui qualcuno dedicherà un film o una canzone al gol di Muntari o al rigore su Ronaldo? Speriamo di no, ma temiamo di sì. Nel frattempo, tuttavia, possiamo ben dire che qualcuno ha avuto l’idea di dedicare un film e una canzone alla smanacciata di Diego contro Shilton: Marco Risi, con il suo “Maradona – La Mano de Dios”, e Rodrigo Bueno, cantautore argentino che prima di morire tragicamente in uno schianto in auto trovò il tempo di comporre “La Mano de Dios”, canzone poi interpretata da Manu Chao nel film autobiografico su Diego firmato da Kusturica nel 2010.

5) Revanche

Disse Von Clausewitz: “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi“. Se il grande teorico militare prussiano fosse vissuto nel XX secolo, avrebbe probabilmente aggiunto: “E a sua volta il calcio è la continuazione della guerra con altri mezzi”. Quell’Argentina-Inghilterra, da un certo punto di vista, fu la prosecuzione della guerra thatcheriana per le Malvinas-Falkland, e la Mano de Dios fu ciò che gli argentini interpretarono come la ricompensa per l’umiliazione ricevuta.

 6) La natura degli argentini

La Mano de Dios ci aiuta a comprendere lo spirito argentino. Il noto scrittore britannico Martin Amis ha detto: “In Sudamerica dicono che la chiave per capire il carattere degli argentini si trovi nella loro valutazione dei due gol contro l’Inghilterra di Maradona: in Argentina, è il primo gol e non il secondo quello che piace veramente. Per il macho argentino i modi furbi danno molta più soddisfazione di quelli corretti. Più in generale, in questa cultura (o forse nella sua caricatura, aggiungiamo noi), è il giocare sempre secondo le regole che costituisce la vera abiezione“. E, chissà, forse è per lo stesso motivo che quel gol piace così tanto anche a noi, che abbiamo dato i geni al 50% degli argentini.

7) La natura di Maradona

Non c’è Mano de Dios senza il “gol de siglo”, il gol del secolo, come venne ribattezzata la seconda rete di Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra. Da una parte l’astuzia del trickster, dall’altra la frenesia del genio creatore. E’ la combo di questi due elementi, apparsi come epifanie nello stesso luogo e nello stesso giorno, a rappresentare per l’intero l’insondabile natura del più grande calciatore del XX secolo.