Non sarà una rivoluzione, quella decisa dall’esecutivo UEFA di Praga, ma una svolta a gomito sì. A sei anni dalla sua introduzione ufficiale, il fair play finanziario, figlio prediletto del presidente UEFA Michel Platini, cambia direzione. Basta con l’austerity oltranzista, che tra i tanti meriti ha avuto anche l’enorme colpa di congelare rapporti di forza acquisiti (vedi dominio di Real Madrid, Barcellona e Bayern Monaco), largo agli investimenti di chi vuole davvero contribuire a uno sviluppo sostenibile del calcio europeo. Nel concreto: da oggi, i club potranno sforare il tetto dei 30 milioni di euro di deficit, se avranno presentato all’UEFA un convincente piano quadriennale di sviluppo e relativa crescita dei ricavi, grazie all’introduzione del “voluntary agreement“.

Facciamo un esempio pratico. Con le regole valide fino a ieri, un club come il Milan – fuori dalle coppe, bilancio in rosso e rosa tecnicamente povera – si troverebbe con l’equivalente dell’Himalaya da scalare a mani nude, prima di poter tornare competitivo ai massimi livelli. Semplificando: se non giochi la Champions League non guadagni; se non guadagni non puoi spendere; se non puoi spendere non ti rinforzi; se non ti rinforzi non giocherai nemmeno la prossima Champions League; e così via. E’ quello che molti hanno sempre considerato il grande paradosso del fair play finanziario, un circolo vizioso che rende più forte chi è già forte, e più debole chi è già debole.

Da oggi, invece, si potrà chiedere all’UEFA un voluntary agreement. In caso di parere positivo da parte dell’organismo di vigilanza, il club potrà godere di un periodo di prova lungo fino a quattro stagioni (prima erano solo tre); inoltre, per la prima stagione non saranno comunque applicabili eventuali restrizioni. Lo scopo, per usare le parole del segretario generale Gianni Infantino, è quello di incentivare gli investitori “buoni”, di concedere loro più tempo e fiducia per operare, e di evitare così che le coppe europee diventino il giardino privato di tre o quattro superpotenze. E ora si spiega il perché del rinnovato vigore sul mercato di Inter e Milan, che corrispondono in pieno all’identikit dei club beneficiari del voluntary agreement.

Naturalmente, le sanzioni per chi sgarra restano alte. Inoltre, restano nel mirino le cosiddette “sponsorizzazioni sospette“, quelle che hanno consentito a club come il PSG di quadruplicare il fatturato in pochi anni. Da oggi, se il fatturato di un club sarà composto per il 30% o di più da una singola sponsorizzazione diventerà automaticamente oggetto di indagine da parte dell’UEFA.