Una storia che si ripete e che deve essere analizzata nel dettaglio: considerando le ultime nove edizioni dei Campionati Europei di scherma (Kiev 2008, Plovdiv 2009, Lipsia 2010, Sheffield 2011, Legnano 2012, Zagabria 2013, Strasburgo 2014, Montreux 2015, Torun 2016), l’Italia ha dominato il medagliere finale in ognuna di queste occasioni tranne nelle annate olimpiche, ovvero Kiev 2008, Legnano 2012 e Torun 2016, conquistando però numerosi trionfi ai successivi Giochi, sia a Pechino 2008 (due ori) che a Londra 2012 (tre ori). Non è detto che la storia si ripeta, certamente, e questa volta sarà più difficile del solito per i motivi che illustreremo, ma il bottino continentale inferiore alle attese non deve preoccupare anche perché appunto è già capitato che i nostri portacolori di fioretto, sciabola e spada nell’anno del grande evento a Cinque Cerchi si concentrassero maggiormente sull’appuntamento clou. Situazione sicuramente comune ai principali avversari stranieri, ma siccome l’Italia è il punto di riferimento mondiale, ancora oggi, di questo sport, è giusto partire dal Bel Paese per un’analisi poi più globale.

VERDETTI

La manifestazione di Torùn 2016, ben organizzata in Polonia, si è chiusa comunque con un buon bottino italiano, 1 or0, 4 argenti, 1 bronzo (sei medaglie come a Kiev 2008, quando vincemmo solo una prova; a Legnano le medaglie furono solo 4, ma due del metallo più pregiato). Quattro medaglie sono arrivate dalle prove a squadre, due dalle gare individuali, entrambe dal fioretto. Nessuna dalla sciabola femminile. In vista di Rio 2016, la situazione non cambia più di tanto per le nostre lame rispetto alle previsioni pre-europee, anzi, ci ritroviamo con una squadra di spada maschile, un anno dopo il disastro di Montreux 2015, non solo qualificata e con largo anticipo ai Giochi, ma numero tre del ranking mondiale, protagonista in Coppa del Mondo, capace di battere più volte i dominatori francesi, di nuovo sul podio continentale dopo sette anni e a questo punto attesa sì a una possibile medaglia in Brasile, con nessun metallo escluso. Un’arma in più per la scherma italiana. Lo si sapeva anche senza l’alloro di Torun, ma certo l’argento conquistato in Polonia dopo aver battuto l’Ucraina e tirato ad armi pari con la Francia non farà che aumentare la consapevolezza di Pizzo, Garozzo, Santarelli e Fichera (atteso al rientro) in vista di Rio 2016. Non è poco.

RIO 2016

A proposito. In Brasile, dal nostro punta di vista, l’Italia si presenterà con chance concrete di medaglia nel fioretto femminile individuale, nel fioretto maschile a squadre, nella sciabola maschile individuale sperando anche nel recupero al top di Montano, nella spada femminile individuale e in quella maschile a squadre. Fiorettisti e spadisti uomini possono tranquillamente centrare il podio anche a livello individuale in Brasile, sia chiaro, ma si trovano una concorrenza tosta (soprattutto i primi, lo si dice da anni ed è vero) e il pronostico nel loro caso è aperto a mille soluzioni. Nella sciabola femminile le atlete più forti si chiamano Kharlan, Velikaya, Kim Ji-Yeon e Zagunis, così come le squadre più attese sono Russia, Francia, Ucraina e Stati Uniti. Ma attenzione: le azzurre, con le francesi, sono le prime outsider a livello individuale e se dovesse aprirsi qualche ‘buco’ nel tabellone, Vecchi, Gregorio e Gulotta (o Bianco) dovranno farsi trovare pronte ad approfittarne. Possono farlo. Irene è stata quinta a Londra 2012, ha vinto in Coppa del Mondo e conquistato una medaglia iridata individuale. Credendoci, può far saltare il banco. Ma sulla carta i favori del pronostico devono giocoforza andare ad altre atlete. Discorso identico per la prova a squadre.

FIORETTO E SPADA FEMMINILE

Non può certo stupire il bottino conquistato nelle ultime due stagioni da Deriglazova, Shanaeva e compagne nel fioretto femminile. Cerioni (ct russo) e Bortolaso (suo collaboratore) hanno ‘forgiato’, da maestri, tutti i giorni in palestra e per lunghi anni, il talento di Di Francisca ed Errigo, entrambe super campionesse. Ora stanno insegnando alle russe, allieve, come fare a batterle. Ci sono praticamente riusciti nell’ultimo anno, per ora. Ma a Rio 2016 le due azzurre (oro e argento a Londra) resteranno le atlete da battere. Al netto di possibili sorprese e accoppiamenti particolari del tabellone, saranno proprio le quattro atlete citate a prendersi tutti i favori del pronostico per l’oro brasiliano. E se ‘DiFra’ e ‘Tsunary’ tirano come sanno, possono e devono vincere. L’importante, però, è rendersi conto che il gap si è quasi azzerato e che contro le russe, già forti e talentuose, ma spesso perdenti fino al recente passato (basti ricordare la rimonta di Di Francisca a Strasburgo 2014 nella prova a squadre su Deriglazova), oggi non c’è più nulla di scontato. La spada femminile a livello individuale potrà essere il solito terno al lotto a Rio. La bi-campionessa iridata in carica è italiana, catanese, si chiama Rossella Fiamingo, è ancora giovane (classe 1991) sta tornando in forma, ma quest’anno (stagione 2015-2016) non ha brillato, mai. Solo un quarto di finale centrato (a Budapest) in otto tappe di Coppa del Mondo più gli Europei, dove pure si è rivista per due assalti e mezzo la vera Rossella prima di arrendersi in maniera assurda (per la stoccata subita) al minuto supplementare contro la bestia nera Lagunova. E’ il caso di preoccuparsi? Non più di tanto, perché il 2015, Europei a parte (dove fu argento individuale e bronzo a squadre) andò allo stesso modo e poi Rossella dominò il Mondiale di Mosca 2015, senza neanche affrontare le avversarie più forti, Del Carretto a parte. Può ripetersi a Rio, per l’appuntamento più importante della carriera? Certamente, anche perché gli assalti saranno meno, numericamente, in Brasile. L’importante è che abbia fatto bene i suoi calcoli, soprattutto dal punto di vista fisico-atletico, per presentarsi al top il prossimo sei agosto, quando si giocherà tutto. Adesso è ancora sotto carico pesante di lavoro (lei come gli altri compagni di Nazionale), motivo per cui il risultato delle gare a Torun va preso molto alla leggera.

GLOBALIZZAZIONE

Certo, lo ripetiamo ormai da anni: il mondo avanza, nella scherma, e soprattutto ai Giochi sarà meglio (la storia insegna) evitare per quanto possibile gli schermidori asiatici, che danno il meglio di sé in questa occasione e spesso (non sempre) si nascondono per un intero quadriennio. L’Italia può ragionevolmente raggiungere un bottino di cinque medaglie (da sei in su spedizione fantastica, con quattro ancora sufficiente, meno di tre da campanello d’allarme), inferiore a quello di Londra, ma, se dovesse arrivare, sarebbe in realtà un bel risultato tenendo conto che mancheranno due prove, il fioretto femminile a squadre e la sciabola maschile, indubbiamente da medaglia. In più, la spada femminile a squadre, da podio in teoria, ha clamorosamente fallito la qualificazione per i Giochi. Ciò detto dunque, le chance sarebbero state  almeno sette, ma la storia non si può cambiare. Queste due armi, fioretto donne e sciabola uomini a squadre, non saranno presenti a Rio e bisogna contare solo sulle altre forze. Può essere che si vinca anche meno del solito, ma non deve e non può essere questo Europeo pre-olimpico a far scattare il campanello d’allarme. Solo l’eventuale assenza di ori a Rio (non capita da Mosca ’80, cioè nove edizioni e un mondo olimpico fa; da Los Angeles ’84 almeno un primo posto la scherma italiana lo ha sempre conquistato) lascerebbe una sensazione di crisi vera del nostro movimento. In realtà non è così, quindi non pensiamoci nemmeno…