Quattro giorni di gare, tutte le prove individuali concluse, tempo di primo, piccolo bilancio degli Europei di scherma in corso a Strasburgo, in una Hall Rhénus “calda” quasi come… il Castello di Legnano, due anni or sono. Rassegna continentale organizzata al solito molto bene, dalla Francia, per la terza volta dopo Limoges 1996 e Bourges 2003. Trasporti, ufficio stampa, interazione tra scherma olimpica e paralimpica, a Strasburgo l’efficienza non manca di certo.

Dopo i primi sei titoli assegnati, l’Italia guida il medagliere assoluto con due ori, due argenti e due bronzi, davanti a Gran Bretagna, Ucraina, Ungheria e Russia. Adesso partono le prove a squadre, che spesso ribaltano situazioni e pronostici, ma restiamo sempre molto fiduciosi per la nostra Nazionale, anche perché qualche “arma” deve farsi perdonale una giornata storta a livello individuale (sciabola e fioretto maschile, per esempio, ma ne parliamo più avanti). Le storie azzurre che arrivano da Strasburgo sono già tante e interessanti. L’ennesima rinascita di Paolo Pizzo, per esempio, dopo due anni difficili e due operazioni alla mano che l’avevano fatto precipitare indietro nel ranking internazionale. Eppure, quando conta, il siciliano trapiantato a Roma fa sentire il suo peso e il suo valore, con la sua scherma sempre d’attacco, una spada “veloce”, merce rara. L’argento conquistato dietro l’ungherese Rédli non ha certo il valore dell’oro iridato di Catania 2011, ma crediamo che per Paolo valga anche di più, perché chiude un capitolo e ne apre un altro. L’ungherese è stato autore di eliminazioni eccellenti, a noi però, perdonateci, continuano a piacere di più Lucenay e Heinzer, entrambi di bronzo e per altro grandi protagonisti della stagione di Coppa del Mondo, ma si sa, la spada, più di tutte, è l’arma delle sorprese.

Non è una sorpresa, invece, ma la consacrazione di un talento fin qui espresso probabilmente solo a livello di squadra, l’oro continentale nella spada donne (16 anni dopo Elisa Uga 1998) di Bianca Del Carretto, ligure passata però da Legnano e Milano per diventare grande, ragazza semplice e d’oro, adesso in tutti i sensi, fuori e dentro la pedana. Alla soglia dei 30 anni, Bianca ha semplicemente trovato quella giornata in cui tutto ti riesce bene e acquisisci fiducia di assalto in assalto, giornata che aspettavamo già anni addietro. Poco male. Compiuto il capolavoro della vita nei quarti contro l’ungherese Szasz, n.1 al mondo, dopo per altro aver vinto tutti gli assalti nel girone eliminatorio, l’azzurra non poteva cedere al cospetto delle pur brave ed emergenti francesi, Coquin e Candassamy, futuro roseo per loro, sconfitte rispettivamente in semifinale e finale. Una medaglia che celebra un talento riconosciuto da tutti, in una specialità dove, a livello individuale, non si vince poi così tanto, con le ragazze, in Italia. Bronzo per la rumena Gherman, una delle tante grandi campionesse (Velikaia, per esempio, ma anche la nostra Mara Navarria) reduci dalla maternità e già tornata ad alto livello. Ha eliminato al secondo turno la leader di Coppa del Mondo nonché campionessa uscente, la compagna di squadra Branza…

A livello femminile, segnaliamo la prima medaglia importante della salernitana Rossella Gregorio, sciabolatrice di grinta e classe, primi due podi quest’anno in Coppa, di bronzo nella prova individuale dopo essersi arresa, con onore, al fenomeno Kharlan in semifinale. L’ucraina ha rispettato il pronostico, si è presa il suo quinto titolo europeo, quarto consecutivo, ed è al momento inarrestabile: a 23 anni è n1 del ranking, campionessa continentale e mondiale (anche a squadre) in carica, quest’anno ha vinto quattro prove di Coppa del Mondo, trofeo che detiene, le manca solo l’oro olimpico individuale per consacrarsi definitivamente, mentre quello a squadre l’ha vinto a 18 anni, a Pechino 2008. Le prime quattro classificate della prova di sciabola femminile rispecchiano quanto visto sin qui in stagione, con l’ucarina davanti a Dyachenko (ancora battuta di poco, la russa, come nella finale mondiale di Budapest 2013, subendo però questa volta un parziale di 6-0 dal 12-9 in suo favore al 12-15, nel momento più importante dell’assalto per l’oro), Gregorio e la greca Vougiouka. Peccato per Irene Vecchi, sul podio nell’ultima gara prima degli Europei e di bronzo un anno fa, uscita al secondo turno.

Non ci sorprende affatto la tripletta azzurra nel fioretto donne, oro-argento-bronzo con Di Francisca-Batini-Vezzali (e sarebbe potuto arrivare un poker, con Errigo sconfitta nei quarti e parzialmente bloccata da un infortunio al dito della mano sinistra, che si trascina da un mese), ma c’è un nome nuovo che avanza prepotentemente. E’ quello di Martina Batini da Pisa, sbocciata quest’anno con un successo in Coppa del Mondo e tante altre prove convincenti. Argento dopo un cammino meraviglioso, prima medaglia individuale importante e una scherma molto simile a quella di Arianna Errigo, anche per caratteristiche fisiche: sempre all’attacco, veloce, certamente poco tattica. Valentina, invece, non smette di stupire: classe ’74, ha vinto due assalti al minuto supplementare prima di arrendersi nettamente alla Di Francisca 15-3 in semifinale. Ma per i Mondiali di Kazan, a metà luglio, bisognerà fare i conti con lei. Per Elisa, beh, poco da dire. Dal 2009, quando ai Mondiali di Antalya sconfisse proprio la Vezzali nei quarti, è entrata in un’altra dimensione ed poi è stato un crescendo rossiniano: oro iridato a Parigi 2010, argento 2011, doppio oro olimpico a Londra 2012, oro europeo 2013 e 2014, con il contorno di una Coppa del Mondo e tanti successi di tappa. In più, una capacità unica, secondo noi acquisita anche dopo la “batosta” subita dalla Vezzali nella finale iridata di Catania 2011: la capacità di adattarsi a qualsiasi tipo di avversaria e di cambiare tatticamente il suo modo di tirare all’interno di uno stesso assalto, a seconda di come sta andando e di chi si trova di fronte. Unica.

Parziali delusioni (parziali perché ci sono anche gli avversari, sempre più numerosi e forti) dal fioretto uomini, con Cassarà e Aspromonte eliminati al secondo turno e il solo Avola capace di arrivare almeno nella finale a 8 e dalla sciabola sempre maschile, che aveva dominato le ultime prove di Coppa del Mondo: Montano è stato fermato dall’ennesimo infortunio muscolare della carriera, Occhiuzzi e Berrè si sono arresi ai quarti. Attendiamo il riscatto di tutti nella prova a squadre, con una parziale giustificazione: il livello altissimo delle competizioni in entrambe le armi. Nel fioretto ha vinto per la prima volta una britannico, Davis, in una finale bellissima con il russo Cheremisinov; di bronzo i veterani Le Pechoux e Joppich. Nella sciabola, festival russo con Yakimenko oro, Reshetnikov argento, Ibragimov (giustiziere di Occhiuzzi) di bronzo assieme a Gémesi, l’ungherese che aspetti meno. Dolniceanu e Szilagy, rumeno e magiaro, tra i migliori al mondo, battuti da un francese assai interessante, Nicola Rousset, poi eliminato da Gémesi. Segnatevi il suo nome.