L’Italia coglie la prima, imprescindibile vittoria agli Europei basket 2015, ma che sofferenza contro la coraggiosa e indomabile Islanda. 71-64 il punteggio finale per gli azzurri, che sono negli ultimi 3’ sono riusciti a staccarsi di dosso un avversario che ha creato loro enormi difficoltà per l’intensità profusa sul parquet. Decisivo l’apporto di Alessandro Gentile, miglior marcatore e miglior assistman (21 e 4), nonché l’unico ad aver trovato una certa continuità in attacco; ma fondamentali anche i 5 punti nel finale di fara di Pietro Aradori, eroe per caso nel momento in cui il destino dell’Italbasket sembrava quasi irrimediabilmente compromesso. Note  negative, oltre al gioco: Andrea Bargnani da -8 di plus/minus in 9’ di utilizzo, Gallinari con 5 falli in 17’ e soprattutto l’infortunio muscolare occorso già nel primo tempo a capitan Datome.

L’Italia scende in campo con la scimmia ingombrante della sconfitta di ieri contro la Turchia e della conseguente necessità di vincere a tutti i costi. Un avversario (apparentemente) tenero contro l’Islanda sembrerebbe l’ideale per rimettere il girone sui binari giusto, ma la realtà è che gli islandesi possono permettersi di giocare senza pressioni. Come se non bastasse, la struttura fisica peculiare di Stefansson e compagni confonde ancora di più le idee a una difesa azzurra che già contro i turchi aveva fatto la figura del colabrodo. L’approccio dell’italia è comunque migliore rispetto all’esordio, e con Gigi Datome e Melli arriviamo al +7 con 4’ da giocare (15-22), ma nel finale di quarto l’attacco va in rottura prolungata  e l’Islanda riesce a ricucire (21-22 al 10’). Il match è tirato, con la squadra di Pianigiani che riesce a combinare qualcosa di positivo sotto il proprio canestro – benché gli sforzi siano vanificati dalla vendemmia di triple vichinghe – ma dall’altra parte del campo è un pianto greco, anche perché SuperGallo è finito in panchina dopo 4’ per aver commesso due falli e di soluzioni alternative agli 1 vs 1 di Gentile e Belinelli non se ne vedono. Una tripla di Palsson (3/5 dall’arco nel primo tempo) e un gioco da tre punti di Ermolinskij lanciano addirittura l’Islanda sopra di 6 (37-31); gli azzurri vedono i fantasmi, con Datome che abbandona il match per infortunio, ma a strapparli dalla palude ci pensa Alessandro Gentile: dopo due liberi del Beli il capitano di Milano firma 7 punti filati e l’assist a Cusin che vale il sorpasso italiano prima dell’intervallo lungo (37-41).

Gallinari si iscrive subito alla partita e con Cusin spedisce l’Italia a +8, illudendoci che finalmente sia arrivato lo strappo decisivo, ma non è questo il match in cui è consentito respirare: break di 9-0 e islandesi nuovamente in avanti. Sono 10’ di basket oggettivamente bruttissimi, come testimonia il punteggio (11-11) che manda le due squadre alla volata finale con gli azzurri avanti di soli 4 punti. In linea teorica è l’Islanda quella in predicato di dover finire le energie fisiche, considerate le rotazioni nettamente più ridotte, ma se guardiamo le energie mentali il discorso si ribalta e il saldo negativo è tutto per noi. Altro pareggio sul 52-52, poi cinque punti in fila di Hackett (i primi per il play in questa partita) mandano ancora l’Italia avanti di due possessi, vantaggio confermato poi da un canestro del redivivo Bargnani (54-59). Ecco lo psicodramma: Gallinari commette due falli consecutivi, di cui uno inesistente, e finisce fuori dal match con 6 minuti e rotti ancora sul cronometro. La squadra di Pianigiani si scioglie, appoggiandosi solo alle iniziative solitarie di Belinelli e Hackett, e l’Islanda vola sull’ennesimo elastico (62-59). Belinelli pesca tre liberi dal peso specifico incalcolabile (62-62), perché preludono all’ingresso in scena Pietro Aradori nei panni del deus ex machina: gioco da tre punti, rimbalzo difensivo e un altro viaggio in lunetta che proietta l’Italia su un preziosissimo +5 a 1’46 dalla sirena. Questa volta è l’Islanda ad andare in confusione offensiva e Ale Gentile la punisce con una penetrazione di strapotenza pura: 69-62 a 1’02. E’ il colpo del kappaò per una grande Islanda, e un brodino caldo per il malato azzurro. Serviva vincere e si è vinto, ma se il livello del gioco non si alza l’orizzonte dell’Italbasket è destinato a consumarsi presto.